martedì, 29 aprile 2008
"Un giorno la paura busso' alla porta, il coraggio si alzo' ad aprire e si accorse che non c'era nessuno." M.L. King
Cosi' un giorno la Paura bussa anche alla mia porta, proprio il giorno che il coraggio l'ho dimenticato in un cassetto in un'altra casa, in un altro tempo, e sono vigliaccamente sbragata a fare zapping in poltrona nonostante il telecomando abbia le batterie scariche da due mesi e io non abbia una tv. Bussa tanto forte da sfondare la porta, entra belligerante, strafottente, e si toglie la maschera, rivelando il suo vero volto: quello del dolore! (Parte sullo sfondo una musica epica e drammatica, simile a quella del film dei Gormiti durante l' Attacco Finale). Poi si accomoda sul divano, che tanto qui ormai e' di casa, e pronuncia le parole che mi aspetto, che non mi stupiscono piu' (si sente lo scalpitare dei destrieri Gormitici che si avvicinano). Le solite cose che fanno il solito male. Fa piu' male il fatto che io non mi stupisca piu'. Le preparo il solito toast bruciato, la stordisco di barzellette sperando che lo sgradito ospite mi abbandoni per esasperazione, se non per il toast. Il nemico non ha senso dell'umorismo. Vuole solo colpire e affondare, prendermi la mano e svuotarmi. Peccato non ci sia piu' molto da demolire, qui. (...Troncalion, il destriero della foresta! Rullo di tamburi). Blatera per ore parole e immagini luride che sanno di deja' vu alla fine ci scappa a entrambi uno sbadiglio e ci guardiamo in faccia. Io e lei: la Paura. Ci accendiamo una sigaretta dalla parte del filtro. La gettiamo via con schifo. (Sommo Luminescente, a questo punto, e' perplesso). La Paura mi guarda un po' delusa: "Veramente ero qui per ... beh, non e' che tu abbia collaborato molto, stavolta. Cosa diro' adesso al mio capufficio?". Le do' una pacca sulla spalla, le indirizzo un sorriso di comprensione e l'accompagno alla porta mezza sfasciata, mentre inciampa piu' volte su trenini e blocchetti di Lego colorati. Quando il nemico lo conosci tanto bene, diventa quasi un fratello. Apro le finestre per cambiare aria. La prossima volta, la paura suonera' il campanello. E io non brucero' il toast.
martedì, 01 aprile 2008
Anticipi di stagione
Cosa potra' mai accomunare i bambini, quelli piccoli tutti profumati, e i vecchi, quelli vecchi e affatto profumati. Cosa potra' indurre una mano dalla pelle liscia come una rosa a stringersi su una mano grinzosa e ruvida come una raspa. Che strana coppia e' questa, tra capelli di seta e quella opaca stoppa che qualcuno chiama pietosamente "fili d'argento". Come guardano il mondo quegli occhi spenti, e come lo guardano invece quegli occhi pieni di meraviglia. Non hanno nulla, nulla in comune. A parte il fatto di essere entrambi nanerottoli barcollanti, di non avere il senso dell'equilibrio, di perdersi, di avere bisogni. Di non essere autonomi. Di essere anzi cosi' dipendenti che bisognerebbe essere pazzi incoscienti per fare uscire un bimbetto da solo, o un vecchietto da solo. Eppure, ecco la magia. Li metti insieme e, zac, se ne vanno a zonzo sul lungomare, i due nani, mano nella mano, mangiando un gelato, e parlano tra loro e sorridono e si divertono anche, e camminano nel sole, e non si perdono affatto, e non hanno ne' bisogno ne' voglia di te ne' di chicchessia. Li metti insieme e non devi piu' accudirli - seguirli- rincorrerli- pulirli- sorreggerli- interpretarli- orientarli. Li metti insieme, un vecchio e un bambino, e due fragilita' unite si trasformano nella potenza dell'Universo, da cui ogni umana stupidita' e' definitivamente esclusa. Anche oggi li ho visti. Improbabili coppie complici nonni-nipoti. Era come vedere l'alba che da' la mano al tramonto, senza che esistesse piu' il giorno, ne' ancora la notte. E cosa hanno in comune l'alba e il tramonto, se non il riverbero della loro luce. Ma forse e' cio' che basta. Davanti alla loro misteriosa armonia, guardandoli camminare pian piano sul lungomare, senza fretta, senza tempo da inseguire, chiusi nella loro personale bolla di sapone, li ho invidiati.
lunedì, 11 febbraio 2008
Scherzi della Natura
Chissa' come mai i cristalli di testosterone sono a forma di stiletto e i cristalli di estrogeni sono a forma di scudo.
giovedì, 07 febbraio 2008
La bidella
Arrivo in questo istituto di ricerca ogni mattina alle cinque e mezza. Apro lo stanzino delle scope, prendo l'attrezzatura necessaria, detersivi, guanti, stracci, rotoli di carta. Nessuno di loro mi incontra mai: vado via come un'ombra prima dell'arrivo del piu' mattiniero dei professori. Cosi' quando scoprono bagni e uffici puliti sembra opera di un' ordinaria, indifferente magia. Il cestino svuotato, il posacenere lavato, la pianta bagnata, la scrivania spolverata, il pavimento lindo, la lavagna cancellata... Gia', la lavagna. Lavagne enormi, lunghe cinque, sei metri, come intere pareti. Alcune riportano timide bozze di teorie o modelli poi abbandonati. Altre straripano di formule, di numeri e di simboli, scritti fitti fitti, in un ordine a me alieno, strani e affascinanti disegni con cui la mente, la loro, entra in contatto con il cosmo o diavolerie simili che io non potro' mai capire. Chissa' come e'. Essere una di loro. Mi sarebbe piaciuto...
La lavagna, dicevo. Ho il mio metodo, oramai, per pulirla. Inizio dall'angolo in alto a sinistra e compio un percorso in diagonale. Ogni pensiero degli scienziati evapora in nuvole di gesso e muore nell'angolo in basso a destra. Il mio straccetto sopra il pensiero di un genio. Ho ancora soggezione per questo gesto distruttivo, che ogni volta vorrei scusarmene, scusatemi per questo delitto, e' il mio lavoro. Oggi e' accaduto un fatto molto brutto. Ero arrivata, infine, all' angolo in basso a destra, lavagna della stanza numero 6, insolitamente densa e frenetica. Troppo tardi ho letto la scritta col gesso, confusa oltre i tanti numeri, che diceva "per favore non cancellare". Proprio cosi'.
domenica, 03 febbraio 2008
Ipotesi
Lo so, non dovrei dirlo, un acquario e' pur sempre una gabbia, eppure io mi ipnotizzo davanti al fluido movimento dei pesci in quella vasca. Ho preso una seggiola e l'ho guardato come fosse lo schermo di una tivvu'. Incantata. Il pesce combattente rincorreva un pesce rosso, il pesce pulitore aveva compiuto un lavoro egregio, la coppia di Colysa era gia' scoppiata, lui, tronfio, da una parte, lei, annoiata, da un'altra. Abbiamo anche una futura mamma e una coppia gay. Ci sara' da divertirsi. Poi mi e' sembrato che fossero loro, i pesci, gli spettatori, che fossi io a dare spettacolo, oltre lo schermo. Pensavo quanto sarebbe bello se potessi abbracciare liberamente, toccare, dare e prendere carezze e massaggini, stringere la mano quando cammino, a chi mi e' simpatico, a chi stimo, a chi lavora con me, a chi sento vicino. Senza paura di essere fraintesa, senza lanciare messaggi illusori, senza malizia o inutili tabu', cosi', solo perche' e' bello camminare mano nella mano anziche' con 30 cm di voragine nel mezzo, solo perche' e' bello il brivido lungo la schiena che porta via la tensione e alleggerisce e avvicina e rafforza. Perche' siamo tutti nella stessa vasca, e c'e' un pescatore ubriaco oltre quel vetro, e se ci avviciniamo saremo piu' forti, o perlomeno avremo meno paura... ma poi lo sai, finiamo sempre col fare la lotta tra di noi, abbiamo sbagliato nemico e non ce ne accorgiamo, e ci mordiamo la coda, chissa' perche'. Pesce giallo mi guarda, spengo la luce, domani ti raccontero' una storia.
Saluto a Laperville e Toni, che mi piace immaginare felici.
domenica, 27 gennaio 2008
Ma chi ha inventato il t9?
Ho un telefonino, di quelli che puoi scrivere i messaggini con un tipo di scrittura facilitato, che si chiama t9, e che completa per te le parole. Dovrebbe essere intelligente, capire cosa stai cercando di scrivere e continuare con le lettere mancanti. E' programmato con i termini del vocabolario di uso comune, almeno credo. Ma come mai c'e' la parola "fucile" e manca la parola "tenerezza"?
[November rain, Guns'n roses]
mercoledì, 16 gennaio 2008
La fede, intesa come visione metafisica della Natura, e' una questione intima, individuale, interiore, privata, profonda, non schematizzabile, non globale, non sociale. Esattamente come il gusto per i cibi, o le preferenze sessuali o letterarie. Qualcosa di cosi' personale che avrei pudore a parlarne con uno sconosciuto. Non puo' esistere una "religione di Stato", un "credo di Stato". Si deve essere liberi di scegliere cosa ci piace leggere, con chi ci piace stare, quale divinita' vogliamo pregare. E quindi non posso concepire uno Stato che non sia laico. Perche' non si puo' mettere una bandiera a una vocazione interiore. Perche' il contesto intimo non deve avere nulla a che fare con il contesto politico. E, se una morale collettiva deve esserci, che sia basata sulla storia e sulla coscienza dell'uomo, prescindendo da qualsivoglia religione. Eppure in alcuni Paesi accade che l'interiorita' diventa cosa pubblica, e come tale pretende un logo e un potere, entra prepotentemente nella politica, condiziona scelte, istiga rifiuti e impone linee di pensiero. Mi delude lo stupore dei nostri politici davanti all'esplosione di certe micce. Mi delude che non si stupiscano del contrario.
giovedì, 10 gennaio 2008
Arrivederci, ciao.
Trentadue anni insieme. Ovunque tu sia adesso, spero che tu stia cantando ancora. Ciao, Pepe.
domenica, 06 gennaio 2008
"Smetto quando voglio!"
Mentre formulavo questo pensiero, il cucchiaino si tuffava con fare snob dentro quel moderno miracolo tecnologico che e' un vasetto di Nutella, rimestando al tempo stesso profumo di nocciole, succhi gastrici e dubbi atavici. Pensa, amico. Leggi gli ingredienti e pensa al lavoro che c'e' dietro. Piantare la pianta del cacao concimare innaffiare curare esporre al sole estrarre le bacche di cacao pulirle macinarle trasportarle.Piantare noccioli concimare innaffiare curare esporre al sole raccogliere nocciole pulirle macinarle farne una pasta. Piantare barbabietole curarle concimarle etc. aprirle lavarle estrarre melassa cuocere sbiancare tritare raffinare impoverire farne zucchero trasportare incartare. Piantare la soia etc etc farne lecitina. Allevare mucche nutrirle pulirle mungerle strilizzare latte scremarlo polverizzarlo confezionarlo. (E gli antibiotici per le mucche, e l'avena per le mucche, e il concime - ancora?!!- per l'avena per le mucche...). Fare i camion per prendere tutta sta roba e trasportarla in una stessa sede per la lavorazione. (E le gomme per i camion, e le marmitte...). Bucare pozzi di petrolio per dare benzina a questi camion (e la guerra, e i soldati...). Fare le macchine per impastare il tutto e trasformarlo in Nutella. Violentare miniere per estrarre il metallo per fare i macchinari. Fare il vetro per il bicchiere esterno. Fare vernice per stampare sul bicchiere l'immagine di Willy Coyote. Inventare Willy Coyote e farne un'icona accattivante. Tagliare alberi e lavorarli per fare la carta per l'etichetta. Usare l'industria chimica per fare i colori per scrivere sull'etichetta. Usare l'industria meccanica e i computers per fare le stampanti per usare i colori per scrivere sull'etichetta (e Bill Gates, e il monopolio...). Fare la colla per incollare l'etichetta sul bicchiere. Fare la plastica per il coperchio. E molto altro.
Per farla breve: la Nutella e' un'opera corale, e' come l'Aida, e' un concerto polifonico, e' come le Piramidi egizie, ove l'umilta' del singolo si piega al servizio della immensita' del progetto sovrastante.
E' qualcosa di sacro, cui dovremmo avvicinarci con rispetto e consapevolezza, a bassa voce, come in Chiesa. Perche' in un vasetto di Nutella c'e' il sudore tutta l'umanita', dal contadino piemontese al presidente USA. Miliardi di gregari hanno contribuito a questo vasetto. E invece, ed ecco il miracolo, questo prezioso elisir (contenente ben 795 calorie!!) l'ho comprato sotto casa pagandolo solamente 1,38 Euro. Lo stesso prezzo pagato per due mele "Pinck Lady", che se le staccavo dall'albero erano gratis e avevano dentro gia' tutto quel che occorre per deliziarmi.
Allora io non capisco, penso che la fame nel mondo sia un falso problema, che lo abbiamo inventato noi, che il costo dell'Euro e' determinato dall'oroscopo, e che a forza di camminare ci siamo allontanati cosi' tanto dal punto di partenza da non ricordarci piu' chi eravamo, chi dovremmo essere. E poi, quanto concime.
Buon anno a tutti, bacio speciale a Masso e a Tendarossa che mi ha richiamata all'ordine.
venerdì, 14 dicembre 2007
Ma...
... Non aver voglia di morire vuol dire avere voglia di vivere? O sono due cose diverse?
Stelle eravamo, stelle ritorneremo. Qualcuno continua a brillare anche nella fase intermedia. Ma perlopiu' sono bambini. E io amo i bambini, con una precisazione: amo i bambini alti meno di un metro e mezzo, non i bambini di quarant'anni. Certo anche le stelle cadenti hanno un fascino, ma non sono stelle, sono meteoriti. Puo' un nanerottolo di un metro e due figure trasmetterti la voglia di vivere? Certo dipende da quanta luce ha dentro, che deve trasbordare e irrorare vene e arterie abituate a secoli di siccita'. Pero' ho pensato, e ripensato, e intanto ho giocato al biliardino con un nanerottolo e prima l'ho fatto vincere per compiacerlo, e poi invece ha vinto per davvero, e ho pensato che non c'e' nulla cosi' in tutto l'Universo, e mi sono chiesta: non aver voglia di morire vuol dire avere voglia di vivere? O sono due cose diverse?