domenica, 31 luglio 2005
Affinita' elettive?
E' difficile pensare che essenze opposte e antitetiche possano venire in contatto senza annientarsi.
Richiede uno sforzo di fantasia credere che mondi, modi, sensibilta' cosi' diverse come sono l'uomo e la donna, possano capirsi o additittura parlarsi.
A pensarci bene, e' bizzarro che la maggior parte delle coppie siano eterosessuali .
sabato, 30 luglio 2005
Consiglio tecnico per neogenitori.
Ci sono vari modi per capire se il vostro infante ha fatto la pupu'. Di solito, si suggerisce il metodo non-indolore ma rapido, quello classico della sniffata.
Se il risultato del primo test e' positivo, lo si ripeta dopo un minuto; se e' di nuovo positivo, si proceda pure al cambio pannolino. (In caso contrario, chiamare la polizia sezione narcotici, per probabile emissione gas nervino.)
Ad ogni modo: il metodo PIU' SBAGLIATO per effettuare la suddetta verifica, e' infilare il dito nel pannolino dell' infante. (Fidatevi, senza chiedermi troppi perche').
sabato, 30 luglio 2005
Il burattinaio.
Un aspetto esilarante del fatto che io sia qui, oltreoceano, sono le nove ore di fuso orario rispetto all'Italia. Che mi fanno percepire il mondo, il "mio" mondo, come ribaltato. Certo, a volte da' un senso di imbecillita' ricordarsi all'improvviso che nessuno ti telefona perche' in realta' stanno tutti dormendo, proprio quando era gia' scattata la trappola mortale del "nessuno si ricorda piu' di me?".
Pero' la cosa ha sicuramente dei risvolti divertenti. Ho fatto, per esempio, il seguente esperimento: all'ora di pranzo (corrispondente alla sera italiana), ho girovagato tra "i blog piu' aggiornati" di Splinder, quelli, per capirci, scritti in tempo reale. Tipo: "1 min 46 sec fa, farfallalibera ha scritto: .....".
E ho trovato le dichiarazioni di un popolo immenso di piccoli blogger che si preparavano per la discoteca, con il loro inconfondibile linguaggio pieno di "K", di simboletti, di batticuori, sembrava di ascoltare la voce della adolescenza, quella brutta malattia che, per fortuna, e' come il morbillo, viene una sola volta e poi si e' immuni per sempre (salvo eccezioni, in cui si cronicizza).
(n.d.c. Veramente: i preparativi per la discoteca raccontati sui blog sono sconcertanti, almeno per chi ha l'allergia alla discoteca e non ci ha mai messo piede... una realta' sorprendente, un mondo a se' stante, una vera rivelazione!)
A seguire, giunge l'ora del "buio", una fascia oraria corrispondente, diciamo, all'una di notte ora italiana, in cui il numero dei blogger collegati si riduce drasticamente. Quella e' l'ora della gente sola e solitaria, degli insonni, dei vampiri, di chi non e' uscito con gli amici, di chi non e' andato in discoteca, di chi ha troppo caldo e troppe zanzare e troppo caos nella mente per riuscire a chiudere occhio. E le loro riflessioni sono le piu' cupe ma spesso le piu' profonde.
Come se la notte fosse verita' che la luce nasconde.
Dopo qualche ora, ripeto l'operazione, oramai qui e' sera, la vostra alba; sbracandomi con birra e sigaretta, mi godo i duri risvegli dei blogger che si collegano alle 5 del mattino per scrivere qualcosa. Chi sta per andare a lavorare, chi si sta mettendo in viaggio verso un luogo di vacanza. Scritti (o "post") pieni di intenzioni, di progetti, di cose da portare a conclusione nella giornata che si sta appena affacciando. Il tutto mescolato, ovviamente, con i resoconti dei blogger di prima, che stanno appunto tornando dalla discoteca, e il cui tono non e' piu' quello emozionato e denso di promesse che avevano pocanzi, ma spesso e' deluso, per non dire incazzato, per motivi spiegati con ricchezza di dettagli e con parole che inciampano stanche tra una "K" e l'altra.
Ecco, forse e' voyerismo il mio, (e che ci posso fare?), ma mi sembrava di monitorarvi, di osservarvi come un insieme, come quando si guarda in giu' dal piano alto di un grattacielo e le persone sembrano tante formichine. ZOOM OUT. E cio' mi ha commosso in maniera preoccupante (che ci vuole contegno nella vita, mica uno puo' amare la razza umana tout-court, senza distinzioni di sorta, suvvia!).
In piccolo, ma MOLTO in piccolo, era un po' la sindrome del "burattinaio", quello con la barba lunga che sta sulla nuvoletta a bere caffe', quello che ha creato il mondo e pure l'anguria. Chissa' se lui, il burattinaio, si intenerisce quando ci guarda da lassu'. Chissa' se anche lui ha un blog. (Tipo: http://dio.splinder.com; che magari sa pure usare HTML)
P.S.. che poi vorrei vedere se mi farebbe tenerezza avere un figlio adolescente discotecaro che mi parla a suon di "K"... staremo a vedere.
venerdì, 29 luglio 2005
Toc Toc...
...signor Splinder? Senti, non e' che si potrebbe sostituire il tasto "Anteprima" con "Cancella permanentemente il post o quanto ne hai scritto finora"? Dai, sarebbe piu' onesto.... chiamiamo le cose con il loro nome, diamine!
Ah, noto adesso che ti sei sbizzarrito con le font, eh? Hai messo il formato x-large e XX-LARGE....birbone che sei.
venerdì, 29 luglio 2005
Macche' America.
Che poi uno dice, bella l'America, qui funziona tutto bene, c'e' efficienza, c'e' spirito di collaborazione.... si', si'... vallo a dire a quei disgraziati senzatetto che popolano le sterminate periferie delle citta', e che quando si riversano a migliaia in downtown e vedono il passante bianco benestante lo scorticano con lo sguardo, che' l'odio te lo senti sulla pelle e sui vestiti e vorresti diventare trasparente per non esserne trafitto. E per questo urlano, non hanno la capacita' di parlar piano, urlano sempre, ridono sguaiatamente, con rabbia, con disprezzo, sui marciapiedi, negli autobus. E sai che qualcosa non va.
Dici, in America gli ospedali sembrano hotel a cinque stelle, le stanze arredate con fasto ed eleganza, la moquette perfino. Vero, tutto vero. Ma se non puoi pagarti l'assicurazione perche' non hai neanche i soldi per il pane, sei nessuno. Nessuno ti curera' se ti ammalerai. Gli ospedali ti rifiuteranno assistenza. E vedi che i conti non tornano.
Uno dice in America, magari ti sei dimenticato di comprare il latte o i marshmallow o il peanut butter e sono le due di notte, che problema c'e', siamo in America, come dire mirabilandia, troverai sempre un supermercato aperto, anche di notte, anche il giorno di natale, 356 giorni all'anno, 24 ore al giorno. Confessa, e' elettrizzante poter contare sulla possibilita' che potrai sempre toglierti lo sfizio di una torta verde fluo, anche se fosse il giorno dell'apocalisse. Vallo a raccontare a quelli che ci lavorano, in quel dannato supermercato.
E poi come sono civili, gli americani, che per primi hanno capito tutto inserendo il divieto di fumo ovunque, anche nei giardini e sui marciapiedi, per tutelare la salute dei non fumatori, oh quale gran rispetto per la vita. E allora ti chiedi come mai e' cosi' facile per un ragazzino avere un'arma da fuoco, e perche' hanno dovuto mettere i metal detector all'ingresso delle scuole elementari, a poche miglia da downtown, a poche miglia dal paradiso del turista.
Scuoti la testa davanti al paradiso? Obbietti, ma l'America e' la patria della tecnologia, ha mandato l'uomo sulla Luna, e' da li' che dovremmo ripartire per darci una smossa anche in Italia, dove chi fa ricerca e' uno scarto sociale senza un quattrino, e capisci che l'America e' davvero "L'AMERICA" per quei cervelli in fuga che l'Italia troppo spesso ha preso a calci in culo.... qui il ricercatore di fatto lavora per il governo, perche' il governo investe in ricerca scientifica, e quindi e' una figura socialmente rispettata, e ha diritti, e mezzi, e dollari. Certo, spiegalo tu alla neomamma con gli occhi di fuori, che dopo il parto hai solo 14 dico 14 giorni per tornare a lavoro, perche' non hai diritto alla maternita', e se quel giorno non sei in ufficio sei licenziata - you are FIRED!-, spiegalo a lei e gia' che sei cosi' bravo spiegalo pure al suo baby, va'. Dille che se non era per gli americani, mai nessuno avrebbe mandato un robottino a fotografare il suolo di Marte. Vuoi mettere? Devi essere fiero, di essere americano: cosi' ora sappiamo che su Marte ci sono tanti bei sassi.
Dici, l'America e' la culla del progresso, loro sempre avanti rispetto a noi, certo, tant'e' che esiste ancora la legge del taglione e il poveraccio che non si puo' pagare un avvocato e' pregato cortesemente di fare le valigie e imboccare la prima a destra e poi sempre dritto, fino alla sedia elettrica. Ecco, si accomodi pure.
E mi fanno quasi tenerezza, con le loro case di plastica, con le tonnellate di noccioline che occupano chilometri di scaffali nei supermercati, come tutta la merda che si mangiano, con la loro coca cola all'aroma di vaniglia, con il loro cappuccino abbinato alla pizza, perche' tutto fa "Italy", con i loro miti di carta, con i loro libri di Storia americana che durano lo spazio di sole centocinquanta pagine, con il loro sguardo che si perde lontano, "Oh you are from Italy? Oh Venezia...Le Cinque Terre.. oh llllovely..."
Mi fanno quasi tenerezza i loro supermercati, che sono cosi' sgargianti di colori che ti sembra di entrare in un museo, e che sembrano progettati da un bambino per quanto straripano di caramelle e torte dalle tinte improbabili, e di yogurt che non nascono dal latte ma dalla farina di carruba, al gusto di "torta di mele di Boston", tanto per solidarieta' con chi ha inventato gli aromi artificiali.
L'America non e' solo il silenzio irreale dei suoi sterminati deserti pastello. Non e' solo la pioggia di fulmini nelle spettacolari notti dell'Arizona. Ne' la puoi vedere semplicemente come la culla dei futuri colonizzatori dello spazio, pronti a piantar bandiere a stelle e strisce su ogni oggetto del sistema solare. E' anche, forse soprattutto, il grido dell'emarginato in un deserto di milioni di persone sorde.
Bye bye, america. Mi manchera' la tua arte contemporanea, i tuoi musei futuristici, i tuoi struggenti e quasi patetici tentativi di arrampicarti nello spazio per essere sempre piu' in alto di noialtri.
Mi mancheranno tanto i tuoi deserti, ma solo quelli di sabbia. Mi mancheranno, e un pezzo di me rimarra' qui. Ma non sara' in te che affondero' le le mie radici.
mercoledì, 27 luglio 2005
Cambiare.
Una delle frasi che sempre ricordero' di mio padre, e forse quella da cui ho imparato di piu': "Io saro' sempre disposto a ricredermi".
martedì, 26 luglio 2005
Il silenzio e i suoi pagliacci.
Hai mai ascoltato il silenzio?
Il silenzio puro e' lieve, e' un pentagramma intatto, e' un contenitore ovattato che potresti riempire di musica e di parole, di respiri, di gemiti. O semplicemente ascoltarlo e, sprofondandoci dentro, farti cullare dal suo vuoto.
Hai mai incontrato il pagliaccio del silenzio ?
E' un fantasma truccato, che a volte si insinua oltre le pareti di una casa e vi stabilisce il suo regno. E' un mostro mascherato, il grido assordante delle parole non pronunciate, che lacera i timpani e affossa il cuore. Pesante come un macigno, angosciante, greve, implacabile come un boia. Poche cose possono essere piu' dense di significati come certi silenzi. Poche cose possono essere rumorose come le cose non dette.
lunedì, 25 luglio 2005
Luce
Bisognerebbe essere luce, per passare nel fango senza sporcarsi.
domenica, 24 luglio 2005
La mamma delle meraviglie.
C'e' un mondo di piccole e importanti cose che le donne fanno, e che sfuggono ai piu'. Di queste cose sembra non esservi traccia nella Storia, anche se, a guardare con attentenzione, il frutto del costante lavoro delle donne e' sotto gli occhi di tutti.
Inverno 2004. Una sera, dopo una giornata di lavoro, una donna sta allattando un quieto, rotondo neonato. La mammina ha, come si direbbe a Roma, le "budella nel catino". Cosa vuol dire? Beh, immaginate di prendere una gran pentola, e di mescolarvi dentro i seguenti ingredienti, in dosi concentrate e massicce: senso di umiliazione, di solitudine, di responsabilita', di paura, di rabbia, scompensi ormonali post-parto, una infinita stanchezza per le troppe notti in bianco, gran dolore fisico, ferita a un ginocchio per un recente incidente, alimentazione a base di avanzi di pappe per bamnini consumate a orari improbabili, oltreche' una prolungata astinenza sessuale che ha lasciato i suoi segni. Date in pasto questa pozione magica alla cara mammina et voila', cosi' e' lei, quella sera d'inverno, sfatta, su quello scomodissimo divano ereditato dalla generazione dei trisnonni. Incazzata come un'ape, pronta a
squartare un toro, avvilita fino all'inverosimile.
L'allattamento e' stato un incubo, le provoca fitte di lancinante dolore, stringe i denti, sa che se il dolore sara' troppo intenso il suo corpo si rifiutera' di produrre latte per il pupo. Nulla a che fare con l'idilliaca descrizione che ha trovato sui libri, altro che legame madre-figlio da creare con gli occhi negli occhi...gli occhi sono chiusi, a cacciare indietro le lacrime, e l'istinto materno e' in crisi con se' stesso. L'unica cosa che vorebbe e' dormire, dormire, perdio...
Un angelo biondo di un anno e mezzo, accucciato ai suoi piedi, piangendo reclama la sua fetta di attenzione, tempo e parole. Ma la mamma ha le mani occupate a sostenere il microbo opulento mentre lo allatta. Finira' col mettere un libro di favole ai suoi piedi, e CON IL PIEDE lo sfogliera', leggendo ad alta voce per l'angelo biondo, mentre il neonato succhia tranquillo. Intorno, il caos. La pasta e' sul fuoco chissa' da quanto, ormai, la lavatrice va, l telefono squilla invano.
La mamma riflette sulla situazione, e in un momento un senso di onnipotenza la pervade, si meraviglia di quanto e' riuscita a fare, realizza che sta sfogliando un libro CON IL PIEDE, e si dice "Wonderwoman mi fa una sega".
E comincia a ridere, e ridere, e ridere... Lei non dimentichera' quel momento, e da quella sera lei rinascera', consapevole della propria forza.
La casa e' calda, i bimbi si sono acquietati, lei si rasserena. Tutto il suo cuore e' li', spalmato tra i suoi piedi e le sue braccia, tutto il suo mondo, quelle due paia di occhi che la guardano come fosse una madonna, quei piccoli, la sola cosa di cui non potrebbe fare a meno, l'unico amore possibile e plausibile.
[Vi posso giurare che e' una storia vera, n.d.c.].
sabato, 23 luglio 2005
Post-accio
Ehm... non vorrei dare pero' l'impressione di curare un "blog" pesante o eccessivamente serioso.... anche io a volte faccio qualche battuta!
[Quest' ultima lo era, ridete per favore].
Comunicazione di servizio: la parola "blog" non la mastico ancora; questo luogo lo chiamero' "posto", gioco di parole con "post".
A parte tutto, volevo ringraziare i signori di Splinder per aver cosi' tanto lavorato su codesto template. Ma dove avranno trovato l'ispirazione? Cavolo, deve essergli costata non poca fatica.... Cosi' bianco, essenziale, scarno, degno di essere eposto al MOMA di New York! Inizialmente ho avuto anche io la tentazione di inserire qualche vezzo, senza cadere nella somma espressione d'arte e spettacolo di quei geni informatici che riescono a inserire non dico sfondi, figure, disegni, colori, fotografie, ma addirittura pulsanti, link, tag (ma cosa sono?), scritte scorrevoli, statistiche annesse a contatori, multiblog, contatti, simboli, addirittura EFFETTI SONORI! Ecco, avevo pensato anche io ad inserire che so, un fiore, un logo, una piccola cosa... mi accontentavo anche di poter semplicemente scrivere il titolo in rosso. Ma, al punto in cui sono, mi servirebbe la pietra filosofale per tramutare HTML in qualunque cosa visualizzabile in questo posto. E visto che poi si deve far buon viso a cattivo gioco, mi domando cosa succederebbe se avessi la possibilita' di inserire "qualcosa che mi piace" in questo luogo di pensieri. Comincerei ad assemblare porte che si aprono su libri e musica e quadri, scienza e legami, e cose, e diventerebbe la mia solita ammucchiata di colori in cui io, intendo dire, questa parte di me, non potrebbe piu' parlare, perche' come al solito lascerebbe parlare le cose che ama in sua vece. Quindi ringrazio i signori di Splinder per avere cosi' magicamente inventato questo particolarissimo template, che e' letteralmente un foglio bianco, un muro su quale premere le mie spalle, una simpatica pistola puntata alle mie tempie, senza artistiche vie di fuga per riempire lo spazio. O scrivi quel che pensi, o bianco sia [per me e per chi mi legge e commenta]. Non c'e' altro. Questo template e' catartico.