martedì, 30 agosto 2005

Barbara.

Barbara fa la cassiera nel supermercato sotto casa mia. Barbara e’ bella, bellissima, di quella bellezza che puoi trovare solo nell’unione di cuore e pensiero. Ha occhi verdi e profondi, occhi troppo spesso tristi e rassegnati, occhi che sanno sorridere, occhi che osservano, soppesano, valutano.  Occhi di mamma, occhi di occasioni mancate, occhi di rimpianto, occhi che sognano una vacanza, occhi veri e buoni. Lo scorso inverno l’ho passato a testa bassa, nel tentativo di sfuggire gli sguardi di tutti per eludere domande fastidiose. Barbara aveva capito tutto. Non sono servite parole. In primavera mi ha detto: “Io e te ci capiam con uno sguardo”. Dopodiche’ e’ stato tutto un susseguirsi di piccoli gesti, di scontrini, di istanti di quotidianita’ condivisi. Lei, e solo lei, ha voluto che io avessi una tessera punti, se ne e’ presa cura lottando contro la mia proverbiale pigrizia e distrazione, fino a farmi ottenere persino il premio. Lei e’ bella, la guardi e capisci che dovrebbe essere altrove, che i conti non tornano, che un raggio di Sole che illumina un grigio supermercato potrebbe splendere di piu’ su pianeti piu’ giusti, via, via da li’. 
Con un sorriso mi diceva: “si te spendi un altro euro, te ga do’ un altro gratta e vinzi”, e io pensavo: “Barbara, se gratto e vinco ci vieni con me in crociera?”.
Ieri mi ha regalato un’ultima chicca. “La vuoi saper la Verita’? La Verita’ e’ che te pol contar solo su de ti. Ma l’altri potran sempre contar su de ti.”
Puoi contare solo su te stessa. Ma gli altri potranno sempre contare su di te. La Verita’.
Chissa’ se ti trovero’ ancora li’, al mio ritorno. In fondo, ti auguro di no.

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lunedì, 29 agosto 2005
Dialoghi silenziosi.

Nel nostro sangue c'e' una cellula prodotta dal sistema immunitario; gli americani, nel loro stile caratteristico, l'hanno battezzata cellula NK ("natural killer"), in quanto ha il compito di combattere le malattie, di "uccidere" il virus. Ebbene, i neurobiologi hanno analizzato il sangue di un campione di volontari, trovando che l'attivita' della cellula NK e' particolarmente bassa nelle persone gratificate e felici. Il sottocampione di persone sofferenti per amore non corrisposto, e' risultato "a rischio", con attivita' NK molto elevata. Segno che il loro sistema immunitario stava cercando di sconfiggere un morbo, un nemico. Come se il mal d'amore fosse un estraneo da rigettare con decisione.
Il corpo e il non-corporeo dialogano, e si rispondono.
[per approfondire: "Handbook of Emotions", Lewis and Hariland-Jones edit., cap.41]
postato da: charm alle ore 17:00 | commenti (12)
domenica, 28 agosto 2005

Il libraio della Minerva.

Mesi fa entrai nella libreria Minerva della mia citta’, cercando un libro di cui mi era capitato di leggere solo la prima pagina e di rimanerne incantata.  Chiesi al libraio, giovane ragazzo dall’aria sveglia: “Sto cercando un libro, ma non ricordo il nome dell’autore; non ricordo il titolo; non ricordo la casa editrice; non so di cosa parli; so solo che in copertina c’e’ una specie di ideogramma giapponese. Forse. E che e’ scritto divinamente”. Lui mi guardo’ pensoso. Non disse nulla. Scompari’ dietro uno scaffale. Riapparve dopo pochi minuti, porgendomi: “Stupore e Tremori”, di Amelie Nothomb. 
Lo avrei baciato.

postato da: charm alle ore 10:31 | commenti (37)
sabato, 27 agosto 2005

Autoerotismo.

Siccome stasera guardare avanti non mi piace, tornero’ un po’ sulle mie memorie a luci rosse.  Dunque, ero rimasta a quando, alle elementari, F. aveva ridotto in spezzatino l’aura di casta purezza dei miei genitori. Credevo di aver toccato il fondo, ma sbagliavo.  Appena in seconda media,  il mondo mi crollo’ addosso un’altra volta. Fu quando la spigliatissima M. mi rivelo’ allegramente che i maschietti facevano, con le MANI, quella cosa li’, quella che li faceva diventare ciechi previo un graduale abbassamento della vista. Nella sua sadica crudelta’, volle anche svelarmi un segreto: il prodotto finale di tale pratica conteneva degli esseri vivi, con una lunga coda, che andavano velocissimi e sapevano arrampicarsi in luoghi improbabili.  Piansi, gridai, mi tappai le orecchie, a nulla servi’. Per un periodo, fuggii urlando ogni volta che un compagnuccio di classe mi si avvicinava, terrorizzata da eventuali contatti con le sue mani. Urlavo piu’ forte se il ragazzo in questione portava gli occhiali da vista. In classe ero guardinga e avvilita, immaginavo questi animaletti che, scodinzolando, uscivano dalle mani dei compagni di classe, salivano sulla mia sedia fino a strisciare sul mio banco e sul mio quaderno, senza che io potessi impedirlo.
Dopo mamma, papa’ e parenti, anche i miei compagni di classe avevano dunque tradito il mondo “come lo immaginavo”. Dopo quell’episodio, ci furono altre rivelazioni scioccanti, a piu’ riprese: che l’autoerotismo non era prerogativa dei maschietti della mia classe, ma di tutti, mio fratello compreso; che l’autoerotismo poteva interessare anche le femminucce; che all’autoerotismo, i maschietti preferivano uno scambio noto come sesso orale; e cosi’ via. Tanto che alla fine mi rassegnai, dicendomi: “chissa’ quale sara’ la prossima”.
Fu comunque subito chiaro che non mi stavo avviando  a diventare una gaudente playmate. La situazione avrebbe dovuto sbloccarsi prima o poi. E fu cosi’ che dopo non molto, ebbi una specie di maestra spirituale, una amica che mi spiego’ tutto quello che c’e’ da sapere sul sesso e che io non avevo mai voluto sapere. Ma di questo parlero’ un’altra volta.
Per quanto mi riguarda, l’autoerotismo e’ un po’ come… un po’ come farsi il solletico da soli, ecco.

postato da: charm alle ore 21:54 | commenti (9)
sabato, 27 agosto 2005

Hello, Goodbye

Strano, arrivare a casa dopo una lunga assenza, e dover subito ripartire, per un viaggio ancora piu’ lungo. Strano, salutare gli amici piu’ cari con un trasporto che non sai piu’ se e’ gioia del ritrovarsi o malinconia nel doversi separare ancora, perche’ in realta’ e’ ambedue. Festa di bentornato che equivale a festa di addio.  Quel momento di passaggio tra arrivo e partenza, quei giorni in cui dovresti disfare la valigia ma non avrebbe senso, che gia’ sei di nuovo a riempirne un’altra piu’ capiente. Questo scuotere la testa, pensando che le cose potevano andare diversamente, e non sei riuscita a fermarle, perche’ tutto va troppo in fretta e ne hai perso il controllo. Questo amaro e inutile rimpianto dell’ultimo momento, che ha troppo il sapore di un pentimento estremo.
Questa voce nemica che ti ripete incessantemente “devi andare avanti”, ma non sai piu’ se questo e’ andare avanti o perdere. Perche’ sei esattamente li’, in bilico in quel punto instabile da dove non potresti, e non vorresti mai, tornare indietro, ma dal quale non procederesti neanche di un passo, perche’ il prossimo passo sara’ un salto nel buio. 
Questo maledetto chiedersi, sapendo gia’ la risposta, se era proprio qui che volevi arrivare. Questo desiderio forse sciocco, forse obsoleto, di mettere radici in un posto, questo pensiero che ti fa sentire vecchia, perche’ chi si ferma e’ perduto, ma tu non hai piu’ le gambe per correre certe maratone.
E ancora, come due mesi fa, la bocca asciutta, i piedi sudati, un nodo alla gola, il disordine, l’orologio a pendolo, e la lavatrice che va.
Salto nel buio. Ce la farai, ti dici. Cadrai in piedi anche stavolta. Pero’…pero’… e che cazzo, pero’.

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giovedì, 25 agosto 2005

La dottoressa S.

La dottoressa S. e’ il mio medico generico. La prima volta che entrai nel suo studio ebbi i brividi: la sala di attesa dello studio medico era uguale in tutto e per tutto ad un cucinino di una casa anni ’70, con scomodissime sedie in formica e pile di riviste “Famiglia Cristiana”.  Stavo per fuggire, lo ammetto. Poi la vidi, cosi’ improbabile e fuori dal tempo: bassa, sovrappeso, rossetto fucsia e boccoli bianco neve.  E quel sorriso. Quell’inspiegabile, tranquillizzante sorriso.
La ho osservata, ho annotato le sue dinamiche.  Ogni volta ti accoglie affettuosa, ti misura la pressione, ti visita con accuratezza antica, ti dedica del tempo.
Se hai la schiena a pezzi, viene a visitarti a casa, con la sua valigetta nera vecchio stampo.
Quella piccola donna riesce a trasformare un ipertiroideo in un uomo mansueto, un cardiopatico in un uomo lievemente ansioso, un obeso in uno un pochino robusto, un sangue marcio in un sangue limpido con un banale colesterolo. Tu vai li’, convinto di avere come minimo un tumore al cervello, metastasi nei polmoni, un inizio di infarto. E ne esci con la certezza che tutto si puo’ aggiustare, che non c’e’ nulla di irrimediabile, che sarai presto un leone. Perche’ basta crederci. Il suo motto e’ : “con calma”. Una calma che non e’ pigrizia, ma e’ dire: “tempo, rallenta, ci sono cose importanti da fare qui, il resto aspettera’ ”.
Il potere taumaturgico della dottoressa risiede esclusivamente in quel sorriso, sempre accompagnato da battute umoristiche e domande di rito  –come sta la famiglia e i pupi e i nonni e fatto vacanza e visto che brutto tempo e quanto costano le ciliegie, ciclo regolare?.
E la frase di commiato: “andra’ tutto bene”. Detto da lei, non puoi dubitarne.
E’ il bello della malattia, o dell’essere malato immaginario: sapere che lei ci sara’, e che ogni volta ti fara’ sentire migliore, degno di vivere, meritevole di lunga e serena sorte.
La dottoressa S. e’ depositaria di molte conoscenze  cui noi non possiamo e non dobbiamo accedere. Lei sorride perche’ sa’. Noi no. Ma ci fidiamo.
Se dovessi identificarla con una sola parola, la chiamerei empatia.
Se un domani dovessi spegnermi in un letto, malata, vorrei avere lei accanto a me, a stringermi la mano nel momento estremo, mentre mi guarda sorridendo, e mi dice, con quella incrollabile certezza: “andra’ tutto bene”.

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mercoledì, 24 agosto 2005

Venere e Marte

Venere e' un pianeta "interno" del Sistema Solare. E' stato definito pianeta "misterioso", in quanto l'elevata riflettenza ne rende invisibile le profondita'.
L'atmosfera e' estremamente dinamica, soggetta a violente turbolenze. Di colore biancastro, il gas che la compone costituisce uno spessore estremamente caldo, umido e avvolgente. Non respirabile, tuttavia, da polmoni non avvezzi all'ammoniaca. Si ritiene che Venere sia dotata di numerose piccole Lune.
Al contrario, Marte e' pianeta "esterno". La sua atmosfera e' pressoche' inesistente, caratterizzata comunque da una certa staticita'.
La temperatura al suolo di Marte e' glaciale, anche se il nucleo e' rovente. Marte si presenta roccioso, con una colorazione rossastra, numerosi e incongruenti crateri e spettacolari protuberanze. Anche Marte e' dotato di  due piccole Lune.
Da un punto di vista geocentrico, il transito di Marte e' estremamente complesso, presentando finanche moti retrogradi, laddove Venere presenta le cosiddette "fasi".
Sebbene i due pianeti orbitino attorno ad un comune centro di attrazione, le loro traiettorie sono completamente disgiunte, contrariamente a quanto si pensava nell'antichita'.
Tuttavia la loro danza attraverso lo zodiaco li porta a volte in una rarissima e bellissima configurazione planetaria, con Venere in congiunzione inferiore e Marte in opposizione. Allora i due pianeti si stringono, per lo spazio di un istante, intorno al pianeta della vita, la Terra. Per poi riprendere, immutati, la loro lenta rincorsa, i loro personali trastulli.

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martedì, 23 agosto 2005

Alla fine del giorno.

Certi giorni sono strazianti davvero. Tu sei li', che gironzoli allegramemte tra frammenti di vita, evitando accuratamente di pestare le cacche. Ti concentri, per mandare avanti la baracca e tutti i burattini.
Ti sacrifichi, pagando un prezzo per ogni cosa che vale. Forse.
Disciplina, impegno e lucidita', come in una partita a scacchi, come il gioco di un equilibrista, come camminare su una corda tesa.
E all'improvviso, ecco una coltellata al cuore.
Una di quelle che fanno male, ma un male cane. Una di quelle a cui dovresti aver fatto l'abitudine e invece ti coglie ogni volta impreparata.
Una di quelle che dici "stavolta muoio, stavolta non mi rialzo piu', stavolta e' scacco matto, adesso muoio”.
E poi, puntualmente, non muori, non completamente. Ti rialzi, zoppichi, e vai. Verso la fine del giorno. Fanculo.

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martedì, 23 agosto 2005

Legami, liaisons, links.

Ci possono essere tante ragioni, piu’ o meno sceme, per aprire un blog. Ad esempio.
Metti che un anno fa dicesti una frase enigmatica a colui che sarebbe poi diventato il tuo migliore amico, e lui ti rispose con un secco “lo sai cosa e’ un blog?” e tu non lo sapevi cosa fosse, ma assumesti che fosse un grave insulto, ti offendesti e non gli rivolgesti la parola per giorni e giorni. Metti che, per qualche motivo, essere a tua volta un “blogger” era diventata condizione necessaria per poter lasciare commenti su un altro blog che ti era a cuore. Mettici pure che un paio di volte hai scritto una lettera a qualcuno, e lui ti ha risposto “che bel POST che hai scritto!”. O piu’ semplicemente, avevi bisogno di tentare il difficile esercizio della comunicazione che, nella vita di tutti i giorni, ti vede sempre perdente. Bisogno di parlare a qualcuno che non fosse un muro, lanciare un messaggio in bottiglia in un oceano di anime, senza sapere cosa vuoi dire e nella speranza che qualcuno lo capisca, e te lo spieghi. Ci sono poi ovviamente molte piu' ragioni per NON aprire un blog. Ma tant'e', un bel giorno di Luglio. oltreoceano, in una biblioteca, decidi di sfondare quella porta, pensando, forse sperando, che nessuno t i legga, nessuno ti giudichi, che siano tutti in vacanza, cosi' che non debba avere paura di inciampare mentre scrivi. E per una specie di magia, inizia un dialogo. E a volte si crea una specie di filo. Un legame.
Mi sarebbe piaciuto elencare qui di seguito i nicknames di coloro che amo leggere, e spendere due parole sul motivo per cui mi piace leggerli. Dopodiche’, aggiungendo il suffisso .splinder.com., come per magia apparirebbero i links. Basterebbe? No. Perche’ c’e’ sempre la solita pecora nera che ha tradito Splindy per Blogspot  (mariuolo!). E quindi, dato che la Splinder s.p.a. mi ha mandato un tecnico a domicilio, ecco, a fianco, i links. [n.d.c., per eventuali reclami, imbucare protesta nella casella sottostante].

postato da: charm alle ore 00:04 | commenti (15)
lunedì, 22 agosto 2005

Ad nauseam

Visto che i vostri cuori hanno ben tollerato il precedente, ecco il secondo post a “luci rosse”. Dove eravamo dunque rimasti? Ah, si’. Alla scatoletta con la mela morsicata. Sorvolando su quanto accadde subito dopo, ci spostiamo in avanti di alcuni anni. Quando io ero in quarta elementare e la mia amichetta F., molto ma molto piu’ sveglia di me, mi spiego’ come si concepiscono i bambini, accompagnando la descrizione con esplicativi e teatrali gesti con le mani. Ero incredula e disgustata. E l’orrore raggiunse il culmine  quando mi disse: “guarda che anche tua mamma e tuo papa’ lo hanno fatto, ALMENO TRE VOLTE”. Fu il colmo. Smentii con decisione, certa della correttezza etica, della pulizia, del pudore e del forte senso morale dei miei. No, dissi, LORO no. Hanno fatto in qualche altro modo.
F.: Ma non c’e’ altro modo! 
Charm: Ti dico di SI, LORO NON possono avere fatto come dici tu.
La ragazzina fu pero’ piuttosto convincente, devo dire. Cosicche’, tolsi il saluto e la parola ai miei attoniti genitori per circa una settimana, senza che mai abbiano saputo il perche’. [Se queste sono le premesse, potete immaginare come andra'  avanti la storia. Per ora ci fermiamo qui, eh?].

postato da: charm alle ore 14:48 | commenti (9)