venerdì, 30 settembre 2005
Musica, maestro.
Una cosa vorrei che qualcuno mi spiegasse. Un musicologo, un antropologo, un esperto, chiunque. Vorrei capire perche' le tonalita' "minori" provocano nell'uomo un senso di malinconia, e le tonalita' "maggiori", al contrario un senso di gioia.
Per quanto mi riguarda, io senza musica sono come un miope che non trova gli occhiali. Senza musica, mi sento nuda. Ho addirittura freddo.
mercoledì, 28 settembre 2005
Taxi
"Ho sempre amato il buio della notte, il suo silenzio, lo scorrere rallentato delle ore oscure. Solo il buio riesce a portare in luce le stelle piu' piccole e insignificanti, quelle che di giorno sono fagocitate dalla solita, unica Stella Sole che la fa da padrona, che tutto sembra illuminare e in realta' tutto copre e a tutti i modesti toglie voce. Amo la dimensione di raccoglimento della notte, la sensazione di privilegio di far parte di quelle poche anime sveglie quando non e' piu' sera e non e' ancora alba. La gente della notte e' la popolazione a cui la mia natura appartiene, siamo gufi e donnole e gatti di strada. Studenti con esami incombenti, mamme e papa' con bambini urlanti, malati di Internet, addetti alle stampe giornalistiche, panettieri...e poi, beh, ci sono io, che faccio il tassinaro da una vita, e faccio i turni di notte per lucrarci un po' su. Tra una corsa e l'altra, la radio mi fa compagnia. Quante corse folli nel buio, in tutti questi anni, quanta gente, quante solitudini, quante storie. Ma ieri notte, lui e lei. Sicuramente amanti clandestini, ho occhio ormai, ne ho visti tanti. Ma lui e lei sembravano quasi fondersi l'uno nell'altro, sul sedile posteriore, mentre guidavo per portarli nel loro rifugio segreto, proibito, agognato. Loro due, e io, muto testimone dei loro baci. Avevano un sorriso, che per una volta ha spazzato via la notte, e ha rischiarato tutto. Non avevo mai visto un sorriso cosi'. E ho premuto sull'acceleratore, per non rubare neanche un minuto al loro tempo rubato."
[n.d.c., dedicato a unodeitanti]
domenica, 25 settembre 2005
La testa nel pallone.
E poi c’eri tu. Che non si riusciva proprio a tenerti fermo a un banco di scuola. Perche’ in classe avevi sempre una pallina di carta tra le dita, che schiccheravi gaiamente in preda al genuino entusiasmo della tua infanzia. Scalpitando impaziente di fronte alla matematica che non capivi, alla geografia che ti stonava, alle regole lessicali che non erano mai le tue. Aspettando il suono della campanella, pensando a quando saresti potuto fuggire via, alla velocita’ del fulmine, inseguendo quel pallone. Che era sempre nella tua mente. Che era il tuo sogno. Che era l’appendice del tuo piede. Tu bambino, sempre dietro a quel pallone, che ti si illuminavano gli occhi solo quando giocavi, e solo allora sorridevi. E tutte noi invidiosamente innamorate di quel sorriso, e tu, distante, innamorato di quel volteggiare, di quella palla succube dell’aria che con maestria avevi reso il tuo dominio incontrastato. Dicevano che avevi un futuro. Dicevano ai tuoi genitori, il ragazzo ha talento, deve continuare. E loro, scettici, pragmatici, o forse solo troppo piccoli per capire la grandezza dell’aria, incatenarono le tue giovani gambe di grillo ipotecando per te un futuro da commercialista, secondo tradizione di famiglia. Ti trovammo pochi anni dopo, in un parcheggio di Roma, appena quattordicenne, con un mostro avvinghiato a una vena nel braccio, immobile. E il pallone non volteggio’ mai piu’ cosi’, per noi.
venerdì, 23 settembre 2005
Please, please me
J. ha capelli furibondi del colore del rame, occhi verdi dietro occhiali furbi, denti bianchissimi rubati alla neve, labbra rosso fuoco, pelle di porcellana. Quel modo di sorridere chiudendo gli occhi e arricciando il naso, come una gatta. J. ha braccia e spalle robuste, mani affusolate e polsi che sembrano dirigere l’aria e trasformarla in musica, come fosse direttore di una invisibile orchestra. E invece e’ maestra in un asilo nido, parla una lingua che io non capisco, e accoglie nel suo seno generoso bambini ancora privi di malizia.
Le sue gambe sono colonne portanti di un monastero antico quanto l’amore, e i fianchi, i fianchi… in cui il punto vita si incunea in un angolo perfetto di centoventi gradi, formula chimica del desiderio, alchimia dell’incanto che sferra il colpo decisivo, quello che toglie il respiro, disarma, non lascia tregua. J. ha la bellezza prepotente, sfacciata e inconsapevole dei suoi ventidue anni. Sulle sue cosce si fermano secoli di sonetti d’amore, su quei fianchi e’ l’origine della poesia come la nascita delle canzoni d'amore, e la ragione di tutte quelle cose per cui l’uomo sospira. Se fossi un uomo mi troverei in difficolta’. Perche’ non accetterei un suo rifiuto. Ma sarebbe altrettanto difficile trovarmela davanti, nuda e accondiscendente, bella come un sogno che si avvera. Cose a cui, noi comuni mortali, non riusciremo mai ad abituarci.
mercoledì, 21 settembre 2005
Nowhere man
Mi sono persa.
martedì, 20 settembre 2005
In bilico
Una volta ho chiesto al saggio perche' noi umani siamo cosi' aggressivi, perche' ci autodistruggiamo, bombardiamo le citta', facciamo a pezzi uomini e monumenti, quando invece dovremmo essere abbastanza intelligenti da poter salvaguardare la nostra specie e le sue creazioni.
Il saggio mi ha risposto che se non fossimo aggressivi, non avremmo mai avuto il dominio sulle cose. Non avremmo imparato ad accendere il fuoco, per esempio. Non avremmo imparato nulla. Perche' per conoscere la Natura bisogna "aggredirla".
sabato, 17 settembre 2005
Mani
Ho sempre pensato di avere nelle mani un secondo cervello, slacciato da quello che ho in testa. Lo percepisco ogni volta che le mie mani stringono una matita e vanno da sole, creando cose che la mente non saprebbe dirigere. Ho dato un potere ad ogni anello che porto. Sento nelle mie mani una forza che non appartiene al mio pensiero. Mani che hanno stretto mani, accarezzato, a volte schiaffeggiato, spesso lavorato, sottolineato, calcolato, coltivato, disegnato, riscaldato, sfiorato, suonato, guidato, digitato, lavato, asciugato lacrime e succo di amore. Perche’ c’e’ sempre stato qualcosa che iniziava dove finivano le mie mani.
Mani figlie di mia madre. Mani prepotenti e maleducate, o leggere e veloci. Mani che adesso vorrebbero solo intrecciarsi con altre mani, con un altro cuore, con un altro petto.
giovedì, 15 settembre 2005
Sole
E cosi', domani andrai a scuola. Aprirai per la prima volta quella porta, e un po' intimorita siederai a quel piccolo banco. E tutto iniziera' in quel momento, una strada lunga, cosi' lunga che ora non la capiresti, perche' a sei anni il tempo si misura i quarti d'ora, una strada cosi' dura che e' meglio non pensarci adesso. Imparerai ad assegnare una lettera ad un suono, e all´inizio ti sembrera' cosi' strano, e un giorno scoprirai che le lettere danzano insieme a formare parole, e le parole si abbracciano per formare pagine e discorsi, fino a cementare pensieri, costruire dialoghi, e montagne e biblioteche e politiche e amicizie. Imparerai che la torta si divide in infinite fette microscopiche, che se mamma ti da' cento lire per comprare le uova che ne costano cinquanta, dovrai portarle cinquanta lire di resto. Senza perderlo mentre torni a casa. Cosi' i numeri diventeranno cifre, e poi le cifre diventeranno simboli, e scoprirai la compattezza del calcolo analitico, e vedrai che tutti i fenomeni del mondo sono in una formula cosi' compatta da essere perfino piu' piccina di te. E vedrai quanto e' grande il mondo, e quanto ancora di piu' puo' esserlo l'uomo, quando la liberta' e' regina del suo pensiero.
Non avere paura. Ancora non sai quanto in alto puoi arrivare. Ma stai gia' iniziando a salire.
(Dedicato a Sole e a tutti i bambini come lei)
mercoledì, 14 settembre 2005
Gratis
Volersi bene...boh, mi sembra cosi’ semplice, cosi’ gratuito. Che non devi mica chiedere un mutuo, per volere bene. E non e’ certo un delitto, mica uccidi, vuoi solo bene, vuoi il "suo" stare bene, e nulla in cambio, che’ il premio e’ gia’ li’, nel suo sorriso che prescinde da te. Ma che c’e’ di male, che c'e' di anomalo, che c’e’ da arrovellarsi il cervello, perche’, e come e quando, e quanto a lungo e se poi soffri, di chi e’ colpa, e parlare di colpa quando non c’e’ nulla di piu’ semplice e istintivo, e poi e poi e poi. Perche' giustificarsi, perche' discolparsi, di cosa, di cosa? Sarebbe cosi’ semplice. Quanto mi va stretto, questo mondo.
domenica, 11 settembre 2005
Il prigioniero.
"Che bello, mancano soltanto 355 giorni alla mia scarcerazione. E’ vero, per ora ci sono solo dieci crocette incise sul muro, ma bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo pieno, no? E quando il cancello si aprira’, non ci saranno santi, non ci saranno pianti, non ci saranno sconti. Non ci saranno neanche soldi, e’ vero, ma posso vivere randagio, posso nutrirmi dell’aria che respiro e della musica che mi riscalda il sangue, e mangero’ la mia liberta’, e mi ci aggrappero’ come alla piu’ seducente delle amanti, e cerchero’ la solitudine come acqua nel deserto, e correro’ senza meta, senza ingombri, perche’ lo spazio sara’ mio, ne’ cerberi ne’ secondini a contare i miei passi. Senza nulla. Voglio non avere nulla. Solo allora avro’ tutto. Estinguero’ il mio debito verso una Giustizia che non ho ancora capito, per un delitto di cui non provo rimorsi. E’ quasi sera, e quasi un’altra croce sul muro."