domenica, 29 gennaio 2006
Tempismo imperfetto
Nulla, non e' che manchi qualche ingrediente nella ricetta. A guardar bene c'e' proprio tutto. Solo che sono i tempi, i tempi ad essere sempre maledettamente sbagliati. Bisognerebbe, come prima cosa, ribaltare il tutto, capovolgendo la mia maturita' con la mia adolescenza, e poi gli incontri, gli incontri, caro chef della mia vita, vanno dosati e ragionati, non posso iniziare a fare una torta togliendola dal forno. Che poi ora ho gli occhi per vedere, ma ora ho anche paura e quando non ne avevo era perche' non vedevo nulla, e possibile che l'equilibrio tra il troppo avanti e il troppo indietro sia durato solo lo spazio di un giorno? Voglio seguire quel richiamo, chissa' da che parte devo andare. E visto che tanto la tempistica lascia a desiderare, ti lascio una canzone del 1963, non ero ancora nata ma forse sarebbero state le parole giuste.
[n.d.c., "Do you want to know a secret?", The Beatles]
[Aggiornamento, "Baker Baker", Tori Amos]
giovedì, 26 gennaio 2006
Nuovi miracoli italiani.
Quando ero piccola, "Bel Paese" era il nome di un insipido e malleabile formaggio, la cui etichetta rappresentava la nostra bella Penisola affiancata ad un volto maschile con sorriso enigmatico. Un formaggio talmente sciapo da poter accompagnare tanto un dessert quanto una lasagna. In poche parole, il formaggio dei compromessi, un nulla ideologico, il formaggio del "volemose bene, tiramo a campa', arrangiamoci e si salvi chi puo'". Come l'Italia, il Bel Paese delle vie di mezzo. Le cui vicende seguo sempre da lontano, perche' e' da li' che sono fuggita, usufruendo di uno dei 40000 (?) posti di lavoro gentilmente offerti dal nano dei miracoli: quello del cervello in fuga. Ma cio' che ultimamente sto vedendo, mi ha fatto pensare a quel molle formaggio senza perche'. Parlo della proposta, per la quale si stanno raccogliendo firme, di devolvere l'otto per mille delle tasse alla ricerca scientifica. Un tempo, questo otto per mille poteva essere donato alla chiesa cattolica, cosi' come alla chiesa valdese, agli avventisti del settimo giorno, ad altre confessioni religiose, o allo Stato. Un vecchio spot pubblicitario cattolico dava a intendere che tale denaro sarebbe stato donato poi alla caritas e quindi, in ultima analisi, avrebbe riempito lo stomaco di tutti qui barboni senzatetto che popolano le nostre citta'. In poche parole, l'otto per mille delle nostre tasse era idealmente associato a opere di beneficienza, a classi socialmente sfigate e dimenticate da dio. E ora a fianco dei barboni e dei valdesi, mettiamo anche i ricercatori italiani. E trovo iniziative nobilissime ed esilaranti, dal nome "Science cafe', un cappuccino per la scienza", prendi un caffe' e il bar donera' un centesimo di euro alla ricerca scientifica. Oppure "Un computer per tutti", fai rottamare il vecchio pc e donerai 10 centesimi per l'acquisto di un computer per una scuola di informatica. Tra poco forse troveremo biglietti della lotteria per la ricerca contro il cancro nelle patatine fritte. Nulla da dire, se questo e' l'unico modo con cui l'Italia puo' trovare fondi per svolgere ricerche, ad esempio, su malattie importanti ma rare e quindi poco remunerative per le industrie farmaceutiche, ben venga l'elemosina. Firmate. Sia chiaro, pero', che di elemosina si tratta. Che da anni, la ricerca va avanti, nel Bel Paese, grazie a donazioni private, offerte, maratone televisive, vendite di fiori e arance sulle piazze italiane. Perche' e' un paese che ha scelto di non investire in ricerca. E la faccia sara' di nuovo salva, il nostro lavoro di ricercatori sara' salvo, grazie alla umana pietas che si destreggia nell' ennesimo funambolismo italiano, quando cui il capitano della nave si fa le pere, la barca affonda, e i passeggeri si arrangiano come possono dandosi una mano o cento lire. A volte, saro' estremista, mi sembra un compromesso umiliante e inaccettabile, che se la nave affonda perche' il capitano e' cieco avrei la forte tentazione di lasciarla affondare. Che sia tutto o niente.
[n.d.c., "Oh! Che bel castello", canto per bambini della tradizione popolare italiana]
mercoledì, 25 gennaio 2006
C'era una volta (adesso solo tarallucci e vino)
Un giorno Biancaneve incontro' Pinocchio nel paese delle favole. Quel che si dice del brillante burattino non e' del tutto esatto. Perche' Pinocchio le bugie le raccontava solo a se stesso. E' piu' facile, cosi'. Non era un vero bugiardo, dunque, aveva solo paura. Del prezzo scritto sulla targhetta dei sogni piu' belli. Cosi' Pinocchio li uccise, scegliendo quella comoda solitudine che si autoalimenta di false consolazioni. Biancaneve si chiese se valesse comunque la pena essere se stessa. Anche a costo di essere derisa. Anche a costo di essere fraintesa. Anche a costo di parlare per ore, mesi, anni, senza riuscire a comunicare nulla. E senza avere risposta, usci' dal mondo delle fiabe. Nello sbattere la porta in faccia ai tre porcellini, inciampo', ruppe un vaso, si feri' un ginocchio, si rialzo' e pesto' pure una cacca.
"E' venuta la Fata Turchina e mi ha regalato una coscienza, e forse un giorno saro' un bambino vero".
[n.d.c., "Lavender", Marillion]
domenica, 22 gennaio 2006
Another tragic Sunday (ovvero: finira', prima o poi)
Biancaneve era una tipa piuttosto scialba, ma bisogna riconoscere che era anche molto ostinata. Giunse dunque una nuova domenica nella crucca cittadina, che da oggi chiameremo per quello che e': un paesucolo. Dunque, la nostra anima errante torno' a fare l'esperienza mistica della sauna, ma stavolta tutto ando' storto. Al secondo round sauna-tuffo nel gelo, una efficientissima inserviente crucca fermo' Biancaneve, riprendendola con veemenza con incomprensibili parole tedesche, e indicando un cartello con scritte altrettanto incomprensibili. Traduzione per la povera ingenua: in sauna non si puo' indossare il costumino. Nudi, si va. E Biancaneve, messa davanti alla fermezza della regola crucca, nuda, ando'. Perche' poi accadde proprio quel giorno, non e' dato di sapere; perche' uscendo nuda dalla sauna incontro' l'ultima persona che avrebbe voluto incontrare in quella circostanza: il suo datore di lavoro con tutta la famiglia al seguito, in procinto di entrare in sauna, indossando, ehm, lo stesso modello decollete' che portava lei. Una insperata prontezza di riflessi impedi' a Biancaneve di imbarcarsi in discussioni di lavoro ("Sto lavorando a quelle equazioni, professore, non mi torna un segno", "E' un segno meno?"), e nell'imbarazzo (solo di lei) piu' totale uso' un escamotage, un via di fuga mentale, quelle che usava sempre quando era all'impasse e aveva bisogno di ridimensionare la realta' che la circondava. Penso' alla donna col burka. Ma questa e' un'altra storia. Pare comunque che Biancaneve non ripetera' l'esperienza.
[n.c.d. "Sunday Bloody Sunday", U2, live version]
venerdì, 20 gennaio 2006
Il pc: prima lezione
Il piu' grande amore della mia vita mi travolse nel periodo in cui ero laureanda. All'epoca avevo poca dimestichezza con i pc, cioe' addirittura meno di quanta ne abbia ora. Fatto sta che non avevo mai creato una "directory", e tutti i miei files erano nella "main dir", ove si mescolavano bellamente capitoli di tesi, programmi fortran, gioco del campo minato, dati numerici, onde gravitazionali emesse da buchi neri, fit bilineari, foto del pappagallo, immagini ritoccate del ministro per la ricerca scientifica, caricature del coniglio, barzellette appunti e grafici. E un pesantissimo file contenente tutte, proprio tutte, le email che mi aveva mandato il mio grande amore. Mail dolci, a tratti focose. Mail che contenevano tutta l'evoluzione della nostra storia, iniziando dal primo timido approccio fino a culminare nell'amore piu' intenso e passionale che si sia mai visto dopo "Via col Vento" (che poi degenero' nella "guerra dei Roses", ma questa e' un'altra storia). E tra capitoli di formule relativistiche e cuori infiammati, giunse finalmente la notte magica in cui la tesi fu pronta: finita la scrittura, la correzione, i ritocchi, la bibliografia. Finita. Pronta per essere stampata, rilegata e consegnata. All' universita' la stampante era di uso comune a moltissimi studenti e professori, e le tesi si mandavano in stampa di notte, tipicamente, per non intasare le code. In quella notte magica, in pigiama e con litri di caffe' al posto del sangue nelle vene, mi collegai da casa, col modem, stanchissima ma soddisfatta per il lavoro compiuto, per creare la definitiva versione cartacea di "LEI": LA MIA TESI. Goduria massima. Ma il cuore mi si fermo' quando, appena premuto il tasto "enter" per il comando di stampa, mi accorsi di aver sbagliato file. In quel momento, a cinque chilometri di distanza da me, una stampante in balia di centinaia di persone stava vomitando su carta tutte le nostre parole d'amore, il tergiversare, il corrersi incontro, gli inseguimenti, i cristalli di tenerezza, i battibecchi amorosi, i sogni erotici e lacrime e passione. Per darli in pasto a chiunque sarebbe capitato li', in quel corridoio, da li' a poche ore. Magari il presidente della commissione della mia sessione di lauree. E fu cosi' che imparai l'uso della "directory".
[n.d.c., "Beautiful that way-La vita e' bella", Noa; grazie a Free!]
giovedì, 19 gennaio 2006
Angelo
No, a certe cose non si sopravvive. Lascio solo una canzone, per un piccolo angelo volato via troppo presto, e per R.
[n.d.c., "Angelo", F. Renga]
domenica, 15 gennaio 2006
Sunset on a German Sunday (ovvero: tramonto crucco).
E venne il giorno in cui Biancaneve volle fare un tentativo di riappacificarsi con il nuovo habitat, quello germanico.
Fu cosi' che una domenica si ritrovo' in un complesso sportivo e decise di concedersi una bella sauna. Tanto per sfatare il mito che vuole che le saune tedesche siano ambienti macabri e pericolosi...Entro', dunque, nella sauna vuota. Dopo pochi istanti, la seguirono a ruota una decina di persone. Tutti uomini. Tutti nudi. Poi alcune donne, anche esse completamente nude. Ah, OK, si disse Biancaneve, capisco ma non mi adeguo. E resto' incollata al suo costumino, nero tanto per restare in tema (questa era sottile). Un lieve sussulto colse Biancaneve nel momento il cui il gas fu iniettato dentro il forno, pardon, la sauna. Trattavasi in realta' di un vapore ricco di "stupefacenti" essenze balsamiche e orientaleggianti, che contribuirono a rilassare l'impacciata Biancaneve prima che iniziasse a sudare come un maiale. A quanto pare, e' usanza locale che l'infornata sia seguita da un tuffo nella neve, anche questo senza indumenti addosso. Biancaneve non volle venire meno alla tradizione crucca. D'altronde, era li' per questo. E poi, pensava, se un essere umano passa di sua volonta' dai +70 gradi ai 3 sotto zero che ci sono fuori, un motivo dovra' pur esserci. ("A meno che non sia un crucco", le ripeteva una vocina insidiosa in un meandro della sua mente). E infatti, un motivo c'era. Una sensazione di benessere e totale dimenticanza del mondo esterno avvolse la nostra italianotta, mentre ogni goccia di sudore evaporava trasformandosi in piccoli cristalli di ghiaccio. Bello. Un altro, ne voglio fare un altro. Sauna sempre piu' piena di corpi nudi, gomito a gomito, piede su piede, tedeschi su giapponesi, e in un angolo una italiana in costume: lei. L'atmosfera cominciava a farsi rovente, e i fumi balsamici andavano che e' una bellezza. Al terzo round, si addormento' in sauna, e fu svegliata proprio nel momento in cui stava per compiere il grande salto verso il livello mummia. Dopo il quarto round sauna-tuffo nella neve, Biancaneve ebbe degli scompensi ormonali, e penso' di potersi innamorare di un giapponese. Al quinto round, comincio' ad avere delle allucinazioni. Al sesto, le apparve la Madonna, che stranamente teneva una salsiccia in una mano e un boccalone di birra nell'altra. Al decimo round, fu portata via a forza, mentre, ancora fumante nella neve, gridava "ne voglio fare un altroooo!". Quando il Sole finalmente tramonto' dietro le colline sul fiume Nekar (erano le 4 del pomeriggio, che vi credete, qui il Sole sorge alle 8 e tramonta alle 4pm, tse'), Biancaneve si scopri' a sorridere. Stava bene. In pace col mondo. Ma le rimaneva un dubbio. Che diamine c'era in quel gas?
Fine.
venerdì, 13 gennaio 2006
Tempo, fermati un istante. Insegnami come si fa a intrappolare adesso questa Luna, e fai che la musica non finisca . E tu, se esisti, vieni a prendermi, e portami via.
[n.d.c., "Girl, you'll be a woman soon", Urge Overkill]
mercoledì, 11 gennaio 2006
Piccole cose.
Sara' che avrei bisogno di dormire. Sara' che in questo posto, in inverno, e' sempre buio a causa della latitudine, e mi manca la luce. Sara' nostalgia del presente. Sara' che invece il tempo corre troppo veloce. E che sto diventando una vecchia sentimentale. Ho pensato a una cosa cosi' stupida. Che mi piacerebbe svegliarmi con te prima dell'alba, e aspettare il mattino facendo quello che fa chi si ama. E tenerti le mani, dopo. Fare colazione con cappuccino e marmellata imbrattando il giornale. Insomma, le cose banali che fanno le persone normali quando sono felici. Provare emozioni. E per una volta fare finta che sia domenica e dimenticarsi di tutto. Prendere un treno per una citta' sconosciuta. E parlare, ridere, esplorare, fotografare ogni dettaglio, lo vedi quanto sono grandi le piccole cose? E aspettando la sera, bere un bicchiere di vino rosso, e tornare a casa stanchi e con le guance paonazze per il freddo. E addormentarmi come non succede da troppo tempo. Con la pace dentro di me. Ma tu dove sei? Chi sei? Esisti?
[n.d.c., "Perfect Day", Lou Reed.]
martedì, 10 gennaio 2006
(Ma perche' incontro cosi' spesso persone aggressive, nervose, scontrose, arrabbiate? Perche' se la prendono per i motivi piu' idioti? Perche' offendere gratuitamente? Perche' riversare la propria frustrazione su un innocente malcapitato? Perche' non sanno scherzare, non sanno giocare, sempre a muso duro, sempre ad arrampicarsi su qualcuno, sempre a schiacciare e calpestare, sempre col coltello tra i denti a prendere le misure? Perche' riescono a fare guerra atomica anche del gioco a briscola? Perche' non si perdona nulla agli altri, perche' deve essere tutto cosi' pesante anche quando non sarebbe necessario? Perche' riescono a fare polemiche su cose insignificanti, perche' sembra che sguazzino nella malafede e nel disprezzo? E state calmi, no? Cosa sono questi versamenti di bile, va di moda trattare male il prossimo? Ma non sarebbe tutto piu' vivibile se ci fosse un po' di gentilezza? Sara' davvero solo una questione di testosterone e cicli femminili, o c'e' dell'altro? Sara' che non si sono evoluti abbastanza dall'eta' della pietra? Sara' che sono davvero violenti per natura, e che la cortesia deve essere imposta anche quella con la forza? Sorge una domanda, ma saro' cosi' acida anche io? O ho sbagliato pianeta? Nel dubbio, mi prendo una pausa dalla vita umana.)
Samurai

(Andrea Pazienza).
[n.d.c., "Dream On", Aerosmith]