martedì, 28 febbraio 2006
La risposta e' no.
Qual e' la domanda?
sabato, 25 febbraio 2006
hop hop
In questo preciso momento. Cinque persone stanno giocando a pallavolo con il mio futuro.
[n.d.c. "E ti vengo a cercare", F. Battiato]
mercoledì, 22 febbraio 2006
Ma i blog quando muoiono vanno in Paradiso?"Cliccando qui, il tuo blog verra' cancellato definitivamente. Vuoi procedere?"
Yesss. "Il blog non sara' recuperabile. Vuoi procedere?"
Siiii. "Sei sicuro di voler cancellare l'intero contenuto del blog, tutti i post e tutti i commenti?"
Si', maledizione! "Sicuro-sicuro-sicuro?"
Si', cazzo, SI'! E fu cosi' che l'anima del blog incoerente.blogspot.com, Dante per gli amici, fu spedita senza troppe cerimonie nel luogo dove tutto era, e dove tutto prima o poi tornera' (dopo Splinder, intendo). Migliaia e migliaia di straccetti colorati giacevano mestamente in quella terra di nessuno disseminata di emoticons, fotografie, lettere k, cuori, parole, tante parole, e pulsanti e www cliccabili. Alcuni straccetti avevano un'aria vagamente famigliare. Era il limbo dei blog abbandonati e dimenticati. All'improvviso Incoerente.blogspot.com capi'. "Quel lunatico di Dante mi ha cancellato! Quel rubagalline, quel...". Mentre lo spirito si aggirava inquieto e stordito in questo cimitero dei pensieri, uno straccetto rosso e sorridente gli venne incontro. Fu subito chiaro che si trattava dello spirito del blog del "militante": la falce e il martello bene in evidenza sulla tunichetta non lasciavano dubbi riguardo l'identificazione, cosi' come il calore che emanava. Vieni con me, questo non e' il tuo posto, disse il militante, il tuo posto e' in paradiso, il paradiso glorioso dei blog, di quelli che hanno combattuto la dura lotta dell'uomo qualunque, di quelli che ci hanno creduto, al messaggio nella bottiglia, di quelli che c'era dentro un pezzo di cuore, di quelli che hanno lasciato un segno, e fatto ridere e piangere, e accorciato distanze e colmato momenti e raccolto emozioni e rabbia e solitudini, di quelli che alla fine hanno insegnato anche solo un piccolo qualcosa. Anche solo a qualcuno.
"Ma io ero il suo diario, io ero una parte di LUI e LUI mi ha cancellato!". "Eh gia'. Ma in fondo...un blog, solo un blog".
"Eh gia'. Vabbe'. Speriamo che in paradiso ci sia almeno un po' di vino buono". Anche solo un piccolo qualcosa....
Se solo i blog potessero parlare. Se solo i blog avessero un'anima (
il tuo ce l'aveva, eccome).
[n.d.c. Disegno "T-Rex geloso", by Hobbs. On air: "Dolcissimo", Dolcenera]
lunedì, 20 febbraio 2006
Dubbi (poesiola)
Passare la vita chiedendosi se e' tutto oro quel che luccica, se la vita e' un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio, se e' mai possibile che sia cosi' aumentato il prezzo delle pesche, e chi siamo da dove veniamo e dove stiamo andando, se siamo etero, omo, tri, quadri, pentasessuali, se la morte ci fara' paura anche se quando ci sara' lei non ci saremo noi, chiedersi dove diamine e' finito il detersivo per bucato a mano, e come mai le cose eterne sono sempre quelle che durano di meno, e se il tuo amico amatissimo e' davvero scemo oppure fa finta, se il senso della vita sia semplicemente cambiare pannolini, se Totti si doveva rompere una gamba giusto-appunto alla vigilia dei mondiali, e amare o illudersi che sia amore piuttosto che un problema cardiaco. E nel contempo non trovare mai la tua mano nella notte.
[n.d.c., disegno "occhiali" by Hobbs. On air: "Cara", L. Dalla]
martedì, 14 febbraio 2006
Tu cosa fai, stasera?
"....cenerò da solo al lume di candela corteggiandomi da vero galantuomo, cercherò di baciarmi da solo, ma poi, mi dirò che al primo appuntamento non è il caso....ballerò da solo tutta la sera avvinghiato a me stesso e sarà molto romantico, poi mi darò il numero di telefono e stasera forse mi chiamerò, ma prima, mi faccio aspettare un po'..." (da citarsiaddosso.blogspot.com). E poi, alla fine della serata, farai l'amore con te stesso, dopo qualche iniziale ritrosia. E all'indomani ti mancherai, come ci si manca sempre dopo il distacco, e avrai voglia di telefonarti, ma troverai sempre occup
ato. Chiamerai esattamente cinque volte, sfiorando pericolosamente il limite del tuo orgoglio. Ti manderai sms, che non avranno risposta. E una nostalgia infinita si impossessera' di te, quando ti sarai reso conto di esserTi dimenticato. E proverai rabbia quando Ti tradirai, per cercare pateticamente di pareggiare il conto. E proverai gioia nella riappacificazione. E poi Ti sposerai, chi ti conosce meglio di te stesso?, e rifiuterai gli amici perche', in fondo, starai bene cosi'. E ci sara' logorio negli anni a venire, fino a domandarti dove sei, dove sei finito, scusa, dove e ' che sei? Fino a che, un giorno, davanti allo specchio, Ti dirai: "Non mi sopporto piu'". E Ti lascerai. E ti accorgerai, con stupore, che non sei piu' solo di prima.
[n.d.c., disegno "Talpa con ombelico" by Hobbs. On air, "Tears in Heaven", Eric Clapton: ecco come bisognerebbe suonare una chitarra.]
sabato, 11 febbraio 2006
L'amore e' cieco (e sordomuto) Accadde nel 1999. Ero uscita dall'ufficio e stavo andando a casa, respirando a pieni polmoni aria colorata di tramonto. Sulla collina, un silenzio denso di attesa ricopriva tutto. E in me, una insolita quiete. Non potevo certo immaginare che la mia strada avrebbe, da li' a poco, incrociato la sua. Quando notai un movimento tra le foglie, al principio del bosco. Con un'ombra di timore, mi avvicinai. Emisi anche uno stupido e inopportuno grido, quando la vidi. Non si grida mica, quando si incontra l'amore. Ma l'amore doveva essere anche sordo, oltre che cieco, perche' non mostro' alcun turbamento. E, annusando il terreno, cammino' proprio verso di me. La meraviglia mi paralizzava. Era la talpa piu' bella che avessi mai visto, nonche' l'unica. Ne avevo spesso trovato tracce, in montagna, quei piccoli cumuli di terra che indicano i loro rifugi. Ma sapevo che la talpa e' un animale timido e ha paura degli esseri umani. Eppure si avvicino', e sali' sopra la mia scarpa. Il mio cuore impazzi'. Mi trovavo nel mezzo del perfetto colpo di fulmine, quello che ti travolge in un istante senza un apparente perche', quello irrazionale che un perche' non lo chiede neppure, quello che non conosce razza, specie, parole o sesso. Lei si fidava di me, non aveva paura, mi aveva chiamato e io le avevo risposto, eccomi. Tutto perfettamente naturale. Tutto cosi' semplice da far impallidire ogni altra cosa potessi allora ricordare. In qualche modo, ci riconoscemmo. In qualche modo, le diedi appuntamento all'indomani. Tornero'. Lei, pero', non torno'. La notte stessa, gli operai di una impresa edile infarcirono la collina di dinamite, sgretolandola insieme a un pezzetto di me. Il giorno dopo, c'era solo una voragine. Su cui costruirono la nuova sede dell'edificio principale del mio istituto. Non ci ho mai messo piede, li' dentro.
[n.d.c., "This years love", D. Gray. Grazie, catsplinder.]
giovedì, 09 febbraio 2006
Einschränkungkt Rauschgiftverabreichen nicht frühmorgens (chi siamo, 'ndo annamo?)
Quella mattina, la neve precipita in formato A4. Carta dal cielo. Lei e' sulla sua bicicletta, le cuffie nelle orecchie con la solita musica ad effetto termico. All'improvviso, un' automobile si affianca, il finestrino si apre, e due indigeni con aria sofferente e allarmata le si rivolgono in idioma locale. Poche cose fanno innervosire Biancaneve come stare impalata nel mezzo di una tormenta a parlare con un crucco seduto comodamente in Wolkswagen. Ma poiche' il personale armistizio con la Prussia e' stato ormai deliberato, lei si rassegna e si mette in ascolto [n.d.c., Biancaneve spegne Ipod]. Dopo qualche aggiustamento verbale, che potremmo paragonare a una conversazione tra alieni, il dialogo si assetta su un buffo accostamento tra inglese maccheronico e crucchese anglosassonizzato. Occhi lucidi e trepidanti, inchiodati a occhi miopi e assonnati, attendono risposta ad urgente quesito: dove e' la clinica universitaria? In una frazione di secondo, si accampano confusamente nella Biancatesta conflitti e fotogrammi che attraversano la Storia. Condensati in un battito di ciglia, troviamo, in sequenza, Einstein e Galileo, Wagner versus Puccini, Goethe e Pirandello, Marlene Dietrich e De Sica, e il Cesare degenerato Kaiser, e l'impero Romano i Vandali e i Burgundi, e Italia-Germania 4 a 3 (Rivera ai supplementari!), e poi, scusate, ma perche' mi avete mandato l'avviso di sfratto, e tassato lo stipendio del 60percento, e cercato di avvelenarmi col weißwürstel, e perche' mi avete incenerito la prozia, e soprattutto, ma perche' le informazioni le chiedete sempre a me che sono straniera? E allora non e' piu' solo risposta a domanda, e' la battaglia della foresta di Teutoburgo reloaded, e' un fatto personale, scegli, rispondi, e' un dovere, adesso. "Avanti per due km, gira a destra, la terza a sinistra, ancora a destra, poi la seconda a destra, dritto rotatoria inversione e la seconda a sinistra". Occhi pieni di gratitudine la salutano e l'automobile riparte veloce come un' astronave. Biancaneve riprende la sua pedalata, sorride, magari le tornera' utile un giorno sapere che c'e' una clinica universitaria in questa citta'. Chissa' dov'e', pero'. [E la tua astronave, per dove partira'?].
[n.d.c. Vi lascio le melliflue note di "Love is all around"]
lunedì, 06 febbraio 2006
La notte in cui la donna cammino' sulla Luna. Una leggenda vuole che i desideri delle donne incinte rimangano impressi, come un marchio, sul corpo o nello spirito dei loro figlioli. Come la famosa "voglia di fragole" sulla pelle, o la macchia bruna nota come "voglia di caffe'". Nell'estate del 1969, il mondo impazziva per l'imminente sbarco dell'uomo sulla Luna. E c'era una donna, bella come la Luna piena madre della notte, dolce come la Luna strega che piega il silenzio al suo richiamo, sperduta girovaga come la Luna sbagliata che non ha un pianeta. Una donna che sapeva a malapena leggere, scrivere e tenere i conti della spesa, ma che guardava il cielo confondendo i suoi con milioni di altri occhi, sognando la Luna e accarezzandosi la pancia immensa e pesante. Con infinita emozione per la creatura che portava in grembo. Incantata, si inebriava di quella pallida luce riflessa. E per un istante, quell'estate, la donna si concesse un desiderio: penso', chissa', se avessi potuto studiare, essere un'astrofisica e conoscere quanti passi per andare fin lassu'... Buffa circostanza, la donna genero' una bambina con un marchio speciale nella volonta', quella voglia di infinito che la porto', in seguito, a intraprendere proprio lo studio degli astri e di simili bizzarrie.
Trenta anni dopo, quando il mondo punto' lo sguardo piu' lontano, chiedendosi "c'e' vita su Marte?", la strega figlia di strega si rispose " mi basterebbe che ci fosse vita tra queste quattro mura".[n.d.c. Grazie a Hobbs, autore del disegno! On air today: "Don't look back in anger", Oasis]
domenica, 05 febbraio 2006
Nomi, destini, arcani e rock'n roll.
Carlo (Dal germanico Karla, "uomo libero").
Francesca (dal latino "Francius", libero).
Carlo e Francesca, liberatevi.
A tutti i lettori di questo "blog", sempre piu' radio e sempre meno blog, lascio questa canzone, e non venitemi a dire che il rock sono solo canzonette. There's a heaven above you, baby.
[n.d.c.,"Don't cry", Guns N' Roses.]
giovedì, 02 febbraio 2006
Rompighiaccio.
Quando il ghiaccio ricopre tutto, mi e' piu' facile dimenticare. E' suggestione che conduce per mano all'oblio delle cose, e' cancellazione del mondo e dei suoni, e' una droga bianca che acceca gli occhi e penetra nel naso e infine nel cervello. Si sa d'altronde che il freddo rallenta i processi chimici e biologici. Perche' mai io, che sono biologica e non bionica, dovrei sfuggire a questa comoda legge di Natura? Cosi' mi muovo nel bianco, avvolta da alberi bianchi, automobili bianche, strade bianche, con pensieri bianchi come fogli sui quali non scrivero' nulla. Solo bianco e freddo, e il silenzio eterno del telefono, e luce bianca dal monitor senza parole da attendere, e l'illusione di essere finalmente ibernata. Finche' per sbaglio mi capita una foto davanti agli occhi e il meccanismo del perfetto surgelamento si inceppa, ed e' come bere un cognac tutto di un fiato, come tirare un cerino acceso su una tannica di benzina, come svegliarsi nel rumore di un bombardamento, sotto assedio, in un indefinibile stato di allarme. E per un attimo ho l'impulso di precipitarmi fuori casa in mutande nel cuore della notte per la paura della guerra o di un terremoto, ma poi, ma che stai facendo, macche' guerra, e non e' neanche notte, e non sei in mutande, calma, e' solo una foto, una maledetta inopportuna e insignificante fotografia. Ed e' ridicolo fuggire, tanto sai che il ghiaccio presto si sciogliera'. (E'solo una foto, solo-una-foto).
[n.d.c, che sia di buon auspicio, "Canzone per l'estate", canta F. De Andre']