mercoledì, 31 maggio 2006
Lotteria bancomatPerdo sempre tutto. Sono distratta. Provo a limitare i danni. Ma poi. Sono stata cosi' attenta, cosi' maniacalmente attenta, a ricordarmi, stavolta, di ritirare la carta del bancomat dallo sportello automatico, che mi sono dimenticata di ritirare anche i soldi. Che sono rimasti li', penduli e ammiccanti dalla fessura, a disposizione del primo anonimo passante. Che fortunato, lui. Chissa' se poi era un lui o una lei. Magari un pensionato bisognoso. Piu' probabilmente, uno che invece non ne aveva poi tanto bisogno, e chissa' quanto ha riso, e magari se li gioca alle corse dei cavalli e vince pure. Che idiota. Io.
E intanto lei, l'altra, pensava alle cose che, nella sua strampalata vita, le avevano dato piu' piacere. E sommava mentalmente vittorie e medaglie, glorie universitarie, notti di sesso giorni di passione e baci di amore, finanche ingorde abbuffate di marmellata di more, di musica e di libri consumati con avidita' da tossicomane, e frenetici zapping in solitudine e dormite di dodici ore in case di campagna e primi infiniti bagni al mare e strategiche fughe scolastiche e vacanze avventurose ed emozioni infantili e infantate. E sopra tutto, masticare la parola liberta' e inebriarsi del suo gusto. Ma, stranamente, la somma di tutto questo non riusciva mai ad eguagliare la serenita' che le dava pensare a quel buffo essere. Figuratevi sentirne la voce. Si dice che siano le acque quiete a far crollare i ponti. Di fatto, in quel momento lei penso' che avrebbe barattato tutta la dinamica dei suoi mari in tempesta in cambio di una sola goccia di quel lago.
["You had a bad day", D. Powter. Immagine rubata a daphneargent.deviantart.com]
lunedì, 29 maggio 2006
Prospettive
"Vedi, non e' che la bellezza esteriore mi abbia mai incantato. Ma tu... tu sei bella dentro", disse Jack lo Squartatore portando a compimento il lavoro sulla prima vittima.
[On air, "Per me e' importante", Tiromancino...]
sabato, 27 maggio 2006
Nonsense addicted
"E, si potrebbe dire, in un certo senso, meno male che sei arrivato tu. Che buffo momento per comparire, tu, qui. Proprio quando cominciavo a chiedermi. Se farebbe qualche differenza che io fossi donna, uomo, balena o acciuga, kartoffel o ficus benjamin. Proprio quando iniziava a ripugnarmi la mia imbarazzante somiglianza con Omer Simpson. Proprio quando, accantonata la gara regionale di rutti, decidevo di dedicarmi a piu' leggiadre e consone occupazioni. Scoprendo che la seduzione, oh meraviglia, non e' un piatto tipico piemontese da servire come contorno al brasato. E mi chiedevo se la strisciolina sottile del perizoma andrebbe, eventualmente, situata davanti o dietro. Proprio quando tentavo invano di infilarmi le infradito con i calzini ai piedi. Proprio quando rialzavo la testa dopo il bombardamento e mi ritrovavo essere pensante ma privo di membra. E gettavo la spugna, perdevo le chiavi, gettavo i veli e raccattavo i miei stracci, e mi arrendevo mentre un rock scatenato cedeva galante il passo a un Notturno di Chopin. Mentre la Luna implacabile severa scandiva i ritmi di una inutile e dimenticata femminilita'. Proprio quando avevo gia' iniziato la discesa. Ma meno male che sei arrivato tu. A cambiare le regole del gioco. A farmi capire quel che non avevo mai capito di me stessa. Che non sono una donna, bensi' una chitarra."
["Snow (Hey Oh)", Red Hot Chili Peppers]
giovedì, 18 maggio 2006
Ornitologia domestica.
Ogni sera, al tramonto, dalla mia casa sentivo quello strano rumore mescolarsi al canto di tanti altri uccelli. Un rumore ripetitivo, vagamente famigliare, simile al ticchettio provocato da dita agili che battono sulla tastiera di una macchina da scrivere. Quale uccello potesse emettere questo suono, non lo sapevo. E nonostante i miei appostamenti, non ero mai riuscita a scorgerlo, ne' a capire su quale degli alberi antistanti l'uccello avesse dimora. Per mesi, questo "uccello macchina da scrivere" (cosi' lo chiamavo tra me e me) aveva catturato la mia curiosita' e mi aveva affascinata con la sua puntualita', che scandiva le ore del crepuscolo come un fedele orologio. Fantasticavo e sorridevo ogni volta che quel buffo suono si sincronizzava col mio rientro a casa, e mi preoccupavo in quelle rare sere in cui l'uccello macchina-da-scrivere rimaneva in silenzio. Finche', in una calda sera di primavera, fuori, sul balcone, mi volsi, percependo il suono con intensita' maggiore del solito. E li' la vidi, accucciata sul balcone adiacente al mio, con la macchina da scrivere sulle gambe, molto presa dalla battitura dell'ultimo capitolo del suo romanzo.
domenica, 14 maggio 2006
Vado a fare shopping.
Perche' devo riempire una voragine.
"Buongiorno! Potrebbe dirmi il prezzo di quell'orologio carinissimo che avete esposto in vetrina?"
"Si, uhm, dunque... di listino, 4800 Euro".
"Grazie, arrivederci".
Mi sono innamorata delle Erbe di Provenza surgelate Findus. Vado al supermercato e ne compro 15 scatolette, poi vado alla cassa.
"Le piacciono le Erbe di Provenza, eh?"
"Si'".
Non sapevo che i reggiseni della prima misura esistessero solo dotati di imbottitura.
Avevo un amico; ora, tristemente, credo si sia dimenticato di me, di noi, del tempo dedicatoci, delle parole scritte e pronunciate. Quanto e' costato quel tempo?
Guardare il fiume e provare il desiderio di lasciarci cadere dentro tutto.
Attraverso in bicicletta, ogni mattina, questo ponte antico, su questo fiume tranquillo e amichevole, mi ubriaco di questa aria limpida, in questa citta' ordinata, regolata, liscia. Citta' incantevole, in cui le case dai tetti colorati sbucano come folletti dalle chiome degli alberi sulla collina. Qui l'espressione cromatica delle stagioni rasenta l'esagerazione delle cartoline ritoccate: Ottobre e' puro amaranto, Gennaio candido bianco, Aprile rosa perfetto. E, sempre, profumi deliziosi di mele e di cannella, di cacao e di pane. Citta' elegante e maliziosa, ammiccante e fresca. Che, mio malgrado, non e' mai riuscita a sedurmi. Come quei veleni di cui abbiamo involontariamente ingerito un antidoto. Come quelle amanti giovani e bellissime, sensuali e graffianti, troppo generose nell'elargire sorrisi, quelle che dopo una notte ti sembra ti abbiano gia' dato tutto quel che avevano da offrire, e non rimane altro, quelle che ti promettono il paradiso e poi, quando ci sei, li', nel loro zingaro paradiso, pensi che i fili piu' importanti si sono spezzati e i vuoti sono tali come non mai, e non hai parole da dire, non hai proprio nulla da dire, proprio non sai che dire. Se non che hai voglia di tornare a casa.
giovedì, 11 maggio 2006
Probabilita'
Razionalizziamo, tanto per cambiare. Non si sfugge alla legge dei numeri. Ci sono otto miliardi di persone sul pianeta. Circa la meta' sono femmine, quindi avresti a disposizione piu' o meno quattro miliardi di possibili compagne. Eliminiamo dal conteggio le bambine (non ancora disponibili), le vecchine (non piu' disponibili) e le neomamme (non disponibili per un numero di anni inversamente proporzionale alle ore di sonno del bebe' durante i primi 12 mesi di vita, sommato al logaritmo delle ore di pianto dello stesso durante la fase della dentizione; per un totale di otto anni, in media, che sale a dodici se il bebe' e' un maschietto, o a venti se i bebe' sono in numero maggiore o uguale a due). Rimangono comunque in gioco un paio di miliardi di donne potenzialmente perfette per te. Inseriamo poi parametri fondamentali quali: aliquota, compagnie aeree cheap flight, connessione Internet a centomila bps, carta verde, dollari investiti dalla NASA per l'esplorazione del sistema solare, lunghezza in km della geodetica che collega la tua casa con la spiaggia. Conclusione: e' statisticamente impossibile che la donna della tua vita sia proprio la tua compagna di ufficio.
["One Love", U2]
venerdì, 05 maggio 2006
Paparino.
Visto che tra poco sara' il Mother Day, "festa della mamma", vorrei lasciare qui un mio pensiero che con la mamma ci entra poco, anzi ci entra quel tanto che basta: trattasi infatti di un pensiero sui papa'. Perche' molti papa' moderni a volte sorprendono anche me (per capirsi: non mi sorprendevo piu' da quando Bush fu eletto presidente). Li vedo inerpicarsi in cima alle montagne con tanto di trasportino per il baby. Li vedo cambiare pannolini, accompagnare i pargoli all'asilo, in piscina, alle festicciole, al cinema. Li vedo scattare entusiasticamente foto che puntualmente invieranno a decine di colleghi annoiati. Li vedo annotare ogni singolo babyprogresso sul calendario. E contano sempre: contano dentini, contano i milligrammi di latte assunti durante le poppate, contano perfino il numero di babycacche (e lo comunicano fieri a chiunque). Impacciati, impegnati, buffi, teneri, nel tentativo di appropriarsi di un ruolo che non so se la Natura gli ha dato, ma che di certo la societa' gli ha sottratto per secoli. Anche nei cartoni animati (Nemo docet), i papa' hanno oramai una presenza pari a quella delle mamme. Ecco, nulla di che, solo che questa cosa nuova mi piace da impazzire. Secondo me e' un buon segno.
[Per voi abbiamo riesumato "That's all", Genesis]
martedì, 02 maggio 2006
Ad occhi aperti
Probabilmente l'errore piu' imperdonabile e' stato quello di idealizzare. Per cui ho smesso.
["Wind of change", Scorpions]