giovedì, 29 giugno 2006
Totale e sfibrante  (ovvero: sull'autoironia)
 
A dieci anni ebbi la mia prima cotta. Fu per un bambino davvero molto bello (leggi: testa a pera, orecchie a sventola, puzza sotto il naso) di un anno piu' vecchio di me, tale Marcello P. Se il buon giorno si vede dal mattino, quella fu un'alba davvero illuminante e ricca di presagi, dato che in quattro anni non trovai mai il coraggio di rivolgergli la parola, neanche per un saluto. In compenso, di lui conoscevo ogni quotidiana abitudine: dato che abitava nel palazzo di fronte al mio, mi appostavo dietro la finestra per spiare i suoi movimenti, per sapere a che ora spengeva la luce la sera e quando la mattina usciva di casa per andare a prendere l'autobus. Allora mi precipitavo giu' per le scale e correvo alla fermata dell'87, per fare il tragitto casa-scuola insieme a un ignaro lui. L'ultimo giorno di scuola era, ogni anno, un supplizio, come una partenza per il fronte. Diciamo che per lui mi logorai parecchio, ma logorai anche mia madre e la mia amichetta del cuore. La quale, un giorno, mi convinse a scrivere in una lettera a lui destinata, un sunto di quei quattro anni di inconfessata bramosia. E cosi' in una sofferta notte di inizio estate produssi la mia prima (e ultima) lettera d'amore, iniziando con l'adagio "Caro Marcello" per terminare, dopo un patetico numero di pagine, in un crescendo Wagneriano, con "...dunque ti amo di un amore eterno, totale e sfibrante".  La mattina dopo, trepidante, feci leggere la lettera alla mia amichetta. Arrivata all'ultima riga, pero', lei inizio' a piegarsi in due dalle risate. Nella foga della scrittura, una erre di troppo si era intrufolata senza chiedermi il permesso, e l'amore sfibrante era diventato sfRibrante. La mia amica pareva un'oca, che razzolava nel pollaio starnazzando e ridendo "sfribrante!! Sfribrante!!". Dopo l'iniziale disappunto, scoppiai a ridere di brutto pure io. La lettera non fu mai consegnata, la passione scemo'  nella piu' idiota ilarita', e io imparai a ridere di me stessa. Fine della storia.

["Uccidimi", E. Ruggeri]
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domenica, 25 giugno 2006
Luce e nebbia

Un tempo bevevo per dimenticare, diciamo cosi'. In realta' bisogna essere molto lucidi per dimenticare.

["Barbie Girl", Aqua.]
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lunedì, 19 giugno 2006
Ne' cuori ne' capanne

Eppure non riesco a concepire un amore diverso dal volere la tua felicita' a prescindere da me.

["Stadium Arcadium", Red Hot Chili Peppers]
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giovedì, 15 giugno 2006
Sapere volare.

Imparare a volare e' impresa che potrebbe durare una vita. Ci vuole di sicuro, tanto per cominciare, un eccellente corso di volo e ottimi istruttori. L'apprendimento dell'arte nobile del volo richiede pazienza e perseveranza, disciplina e tanta umilta'. Occorre anche un certo talento naturale: non tutti sapranno volare, a fine corso, per quanto impegno possano aver dedicato alla cosa. Strumenti primi del mestiere, ovviamente, grandi e robuste ali, merce rara e spesso contraffatta. Ci vuole poi una imbottitura adeguata per non scoraggiarsi alle prime, inevitabili cadute. E tanto coraggio: la prima volta che sei li', davanti al burrone, ad affrontare l'attesa prova, fa decisamente spavento. E in un istante ti ritrovi sospeso per aria, avvolto nel dubbio: se cadrai giu', o se volerai. Pero' pensa che puoi scegliere. Credici, anche se non e' vero. Pensa di poter salire, anche quando il vento ti spinge verso il basso, anche se ti si spezzano le ali e ti si mozza il respiro, credici finche' anche solo un centimetro ti separera' dal suolo, pensa di essere padrone dell'aria e della materia, pensa che la volonta' puo' diventare piu' forte della morte, pensa che non c'e' alcun dubbio che tu volerai.

[Post "leggero", accompagnamento "leggero":  "The Masterplan", Oasis, per voi su RadioCharm]
postato da: charm alle ore 23:56 | commenti (34)
giovedì, 08 giugno 2006
Il "grande passo".

Sono pronta, finalmente. Oggi faro' il "grande passo". I tempi sono maturi, abbiamo atteso a lungo. Ci ho pensato, ho deciso, e' il momento giusto. I miei genitori, ieri sera, bisbigliavano con fare concitato, attenti a non farsi udire da me, che invece sentivo tutto. Mio padre diceva, forse e' ancora troppo presto. Mia madre diceva, piantala di pensare che sara' per sempre una bambina. E il tempo e' giunto. I fiori si schiudono, le bambine diventano donne, e' inevitabile, arriva sempre il momento in cui bisogna saltare, perche' prima o poi, e' Natura, il corpo si trasforma e le gonne si stringono e le calze si velano e le gambe si assottigliano e le anche ammiccano e il passo diventa femminile incedere di gazzella, e i seni si ribellano e le labbra si arrossano e il petto esplode e le stagioni piu' belle sono tutte li', davanti a me, gonfie di promesse. Oggi sara' solo un principio. E per quanto l'emozione mi tolga il fiato, se penso che questa prima volta sara' l'ultima "prima volta", che non ci saranno mai piu' "prime volte", ma solo deliziosi pefezionamenti... ecco, sono pronta. Oggi faro' la pipi' nel vasino.

[Dedicato a Maia. "Nina", M. Castelnuovo]
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venerdì, 02 giugno 2006
Reggimi (ovvero: storie dell'altro mondo)

Si erano conosciuti in un caffe' di una grande metropoli quando avevano meno di quarant'anni in due. Dopo cinque secondi che lo guardava, lei capi' di amarlo. Dopo cinque minuti, capi' che era con lui che avrebbe voluto invecchiare. Dopo dieci minuti, beata gioventu', lei inizio' a fargli la corte. Un corteggiamento garbato, costante e persistente, paziente e discreto, forte come chi e' sicuro che cio' che vuole sia talmente logico e giusto da non dover temere alcun rivale, perche' e' solo una questione di tempo, che il destino ha gia' gettato la maschera. Dopo un anno di schermaglie, lui si arrese, e ricambio'. La loro prima volta, pero', risulto' fatale. Lei era talmente emozionata che, quando lui la bacio', lei svenne. Svenendo, sbatte' la testa sullo spigolo di un mobiletto ed entro' in coma. Rimase in coma per sei giorni e sei notti, e quando ne usci' aveva completamente perso la memoria. Non ricordo' mai piu' nulla di lui, di loro, di quell'amore coltivato come una pianta rara. La sua memoria aveva perso traccia di tutta la sua vita fino a quel momento. Parti' per l'America, si laureo', si sposo', ebbe due figli, divorzio', parti' per il Giappone, giro' per diciotto anni nei luoghi piu' improbabili del pianeta, per finire un giorno, in un mattino di primavera, in un caffe' di un piccolo paese dell'Emilia. Dove, guarda i casi della vita, proprio lui alzo' lo sguardo dalla tazzina di macchiato e, col cuore in subbuglio, la riconobbe. Lei, ovviamente, no. Da quel momento, quel perfetto sconosciuto non le diede tregua, continuando a fare cio' che in quegli anni non aveva mai smesso di fare: naturalmente, amarla. Passo' un anno. La loro prima notte, lei era talmente emozionata che, misteriosamente, le venne da dire solo una parola: "Reggimi".
postato da: charm alle ore 14:54 | commenti (55)