martedì, 26 settembre 2006
Sara'...
Sara' perche' sono nata in autunno, e il vento di ottobre e'stato il mio primo respiro. Sara' accaduto quel giorno, che l'autunno mi diede l'imprinting marchiandomi i polmoni e gli occhi e le narici. Sara' perche' questo periodo dell'anno corrisponde esattamente alla mia dimensione, e mi regala una energia inesauribile. Sara' perche' sono figlia della terra umida del sottobosco, sara' perche' amo il profumo dei funghi e l'ironia delle castagne e la sensualita' del muschio e la timidezza dei frutti selvatici, e i colori delle foglie che iniziano a imbrunire. Sara' perche' la prima bora mi fa sentire come se stessi prendendo davvero il volo. Sara' perche' i miei capelli e la mia pelle giocano a fingersi giovanissimi, ed e' un bel gioco. Sara' perche' in questi mesi sono cambiate cosi' tante cose che oggi e' come avere una vita tutta nuova davanti a me. Sara' perche' vedo luce fuori dal tunnel. Sara' perche' la perfezione non esiste, e lo trovo rassicurante. Sara' perche' mi sono arresa all'evidenza e so che ad ogni bivio scegliero' inevitabilmente la strada piu' faticosa, quella piu' in salita; e se non stramazzero' al suolo vorra' dire che arrivero' piu' in alto. Boh. Sara' per questo che sento che andra' tutto bene. Sara' l'autunno che mi fa sentire bella. Sara' l'autunno che mi fa amare cosi' tanto la vita. Sara' l'autunno che mi fa sentire cosi' bene. Sara' l'autunno, si'. O forse sara' il Prozac (*).
(*) Licenza poetica.
["Wake me up when September ends", Green Day]
venerdì, 15 settembre 2006
Io ti salvero'
La timida bambina M. nutri' per anni una esagerata simpatia per il suo pediatra. Crescendo, le capito' di perdere la testa per il suo oculista, sul quale fantastico' per mesi fingendo improbabili astigmatismi pur di avere una scusa per tornare da lui. Poi fu la volta del dentista, e addirittura del ginecologo (solo l'amore le diede il coraggio di vincere la timidezza e spalancare allegramente le gambe davanti a quello sconosciuto). Diventata donna e zitella, comprese il tratto comune a tutti i suoi amori immaginari, e indago' sul meccanismo che la intrappolava: io ti amo perche' ti prendi cura di me. E come non amare chi ti guarisce, chi allevia il tuo dolore, chi pone fine al tuo inferno, chi ti aiuta, come non amare chi ti promette "io ti salvero'"? Consapevole di questo insano percorso mentale, M. si rivolse a uno psichiatra della ASL, ossuto, trascurato, bruttino e povero in canna, ma molto, molto arguto. Ovviamente si innamoro' di lui. Ovviamente lui disse: "lo so, signorina, e' per via della sua ossessione; ma io la salvero'". E mentre lei si logorava nell'ennesimo amore non consumato, lui si prese cura della sua mente spaventata, di quella buffa donna troppo simile ad una rondine senza nido. La terapia fu lunga e, a tratti, straziante. Finche' un giorno M. disse al suo psichiatra: "Ho voglia di prendermi cura di te". E lui rispose: "Sei guarita".
[n.d.c., testo di fantasia, cui abbiniamo "Star me kitten", ancora R.E.M.]
mercoledì, 13 settembre 2006
Se, alzando lo sguardo al cielo, in una notte di Luna piena...
...fossi colto da un moto dell'animo che possa anche solo lontanamente puzzare di romantico, ebbene, ti avverto! La Luna che stai osservando non e' la vera Luna, l'originale satellite argenteo con bandierina americana che ispiro' innumerevoli poemi e canti d'amore, bensi' un astro sostitutivo, creato artificalmente dalla NASA in collaborazione con i servizi segreti statunitensi, situato a poche migliaia di km dalla nostra Terra. Come infatti qualcuno di voi sapra', sette anni fa, il 13 Settembre 1999, la Luna, a seguito di una esplosione nucleare, fu proiettata fuori dall' orbita terrestre, trascinando in un eterno pellegrinaggio attraverso il cosmo tutti gli abitanti della base lunare alpha. Potete crederci, e se ve lo posso garantire e' perche' io c'ero. Sulla base lunare alpha, il giorno in cui il viaggio comincio'. A tutt'oggi, la Luna ancora vaga senza meta nell'oscurita' dell'Universo. Avendo accantonato oramai il sogno di tornare "a casa", la Luna ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco e di considerare il cosmo stesso come una nuova e piu' grande "casa". Cosa e' accaduto in questi sette anni, non si puo' raccontare in poche righe. Tentare di comunicare in linguaggio alieno e' stato forse uno degli ostacoli piu' severi che abbiamo incontrato nel nostro pellegrinaggio. Una fatica spesso non ripagata, che troppe volte ci ha fatto scegliere il piu' riposante, seppure assordante, silenzio tra una galassia e la successiva. Abbiamo attraversato anni luce, abbiamo guardato lo splendore piu' accecante dell'universo, abbiamo varcato buchi neri uscendone malconci ma vivi, e con la nostra goffagine troglodita siamo riusciti anche a distruggere cose di una bellezza che voi umani... Ma qui, non ci piace piangerci addosso. La solitudine ci faceva cosi' male che l'abbiamo trasformata in vestito da sera, abito di lusso per anime vaganti. E ora che non so dove saremo domani, ho una sola certezza: se da piccola non avessi guardato quel maledetto telefilm, adesso la mia vita sarebbe completamente diversa.
[R.E.M., "Fall on me", dedicato a chi c'era]
lunedì, 11 settembre 2006
Dietro le quinte
Se la mia vita diventasse un film, potrebbe inaugurare un genere. Sarebbe un film inguardabile e, come spesso accade in questi casi, la critica si spaccherebbe in due e includerebbe di sicuro anche qualche fanatico schizoide che la sera della prima trova il coraggio di applaudire e alzarsi gridando bis. Perche', se fosse un film, la mia vita inizierebbe proprio la' dove tutti i film finiscono, quando gli eroi muoiono, i Cristi risorgono, le gesta si compiono, le citta' crollano, i re si incoronano, gli amori si ritrovano, gli Ulissi tornano dalle Penelopi, gli anelli del potere si disintegrano nei vulcani, i Marlin ritrovano i pesciolini Nemo, le Rosselle O'Hara lacrimano "domani e' un altro giorno", e poi quel giorno arriva davvero, quel domani, e sarebbe proprio li' che, ciack!, si inizierebbe a girare la mia vita. Proprio quando gli attori sono spariti dietro le quinte, e magari gia' si stanno levando il trucco nei loro camerini. Proprio quando il regista abbandona definitivamente il set per dedicarsi al suo sport preferito. Proprio quando non c'e' piu' nulla di spettacolare, che i sovvenzionamenti per gli effetti speciali sono terminati, lo scenografo e' gia' andato in ferie e la produzione ha detto diamoci un taglio. Proprio quando l'ultima riga del copione sancisce the end, lasciando avanti a se' un unico, illimitato spazio bianco: li' inizierebbe tutto. Il cast, poi, sarebbe davvero impertinente, fatto solo di comparse, nessuna star, nessun attore protagonista, anzi nessun attore tout-court, perche' qui nessuno sa recitare, nessuno lo ha mai fatto, nessuno conosce la propria parte, nessuno ha mai letto il copione, nessuno conosce la prossima scena, e tantomeno il finale, nessuno e' preparato, e ogni battuta sarebbe solo frutto di improvvisazione.
Ecco. Il film della mia vita sarebbe un film che inizia quando, dopo lo spettacolo, si spengono le luci e si torna a casa, e ci si chiede "e adesso?". Sarebbe un film senza un set, senza scenografie, senza attori, senza effetti speciali, senza produzione e senza un copione. Una sola cosa ci sarebbe, e ci sara' sempre. Una colonna sonora.
["Live is Life", Opus]
mercoledì, 06 settembre 2006
Latenza
Fai conto che vai dal dottore e gli dici "Mi aiuti, ho mal di cuore". Per tutta risposta, lui afferra la tua testa e la sbatte decine di volte contro il muro. Poi ti immobilizza sulla parete e inizia a darti forti ginocchiate sullo stomaco, ritmicamente, ginocchio destro, ginocchio sinistro, un-due, un-due, come in un palleggio. Per completare, ti fa un bel gavettone di acqua ghiacciata sui genitali, ti cammina sui calli con un paio di scarpe chiodate, ti massaggia le ferite con carta vetrata e, dulcis in fundo, ti sputa in faccia. Il tutto con espressione partecipe e comprensiva sul viso. Ti congeda poi stringendoti la mano: "Continueremo cosi' una volta al giorno per alcune settimane. Ci vorra' tempo prima che la cura faccia effetto".
Questo e' cio' che, scientificamente, si chiama "periodo di latenza del farmaco".
[on air, se accendi le casse, "Gli occhi del musicista", E. Ruggeri]
venerdì, 01 settembre 2006
Risvegli
C'era una volta un bellissimo orologio. La cassa, in fine porcellana inglese dipinta a mano, suscitava un' idea di eleganza, leggerezza e insospettabile solidita'. Era di sicuro un pezzo raro. L'orologio, pero', aveva smesso di funzionare da tempo immemorabile, o forse non aveva mai funzionato bene. Un giorno arrivo' dunque il dottore degli orologi, che inizio' a riparare connessioni, a ritoccare parti meccaniche e a mettere in moto ingranaggi in disuso. Magari penserete che l'orologio fu contento di tornare a vivere, o di cominciare a farlo. In realta' il suo pensiero si aggirava intorno a una questione esistenziale. "Forse io sono questa trasmissione spezzata, forse io sono, in fondo, la mia ruggine, la mia incongruenza, il mio cigolio, forse io sono le mie note stonate, forse io sono questa strana asincronia, questo eterno controtempo, questo rincorrere i minuti senza mai poterli afferrare, forse io sono diventato o sono sempre stato solamente uno sbaglio, un orologio mal costruito, un meccanismo imperfetto, un difetto di fabbrica. E quando mi avranno aggiustato, cosa saro'?"
[on air, "Havanna affair", gran bel pezzo dei Ramones, qui interpretato dai Red Hot Chili Peppers; canta il mio Jonny Guantino]