sabato, 28 ottobre 2006
Missing
Questa mattina, mentre sturavo il w.c. armata di scopino e ventosa, sono stata rapita dagli alieni. Mi hanno trattenuta sulla loro astronave per circa dieci anni, poi mi hanno rispedita a casa, dove nulla era cambiato e il water era ancora occluso. Ma non e' stata questa la cosa piu' strana della giornata. Sono uscita di casa, e il mondo era sottosopra, il cielo in basso, le strade sopra la mia testa, e, pur essendo quasi Novembre, fiorivano le mimose. Eppure c'era qualcosa di ancora piu' inquietante, qualcosa che non riuscivo ad inquadrare, una indefinibile sensazione di stonatura, come se mancasse un dettaglio importante in un contesto altrimenti ben noto. Ho ritirato la posta, una lettera mi invitava ad incassare una consistente somma di denaro vinta, pare, azzeccando un tredici al totocalcio. Anche se non ho mai giocato una schedina, non mi e' parso poi cosi' improbabile. Almeno, non piu' del fatto che le lancette del mio orologio girassero al contrario. Mentre, avvolta nell'impermeabile, camminavo a testa ingiu' fumando il mio sigaro (un sigaro, io?), mi sono accorta che la citta' era divenuta improvvisamente deserta, nonostante le numerose presenze umanoidi che si muovevano sui marciapiedi. Il mare gridava, ribelle, pareva che nel mondo non ci fossero piu' regole, che perfino l'aria entrasse a fatica in me come in un polmone artificiale. Si e' fatto buio di colpo, come se il tramonto fosse stato mutato per infinita stanchezza in un tonfo del Sole dietro l'orizzonte. Ho avuto paura, ho allungato la mano per istinto, cercando la tua. E allora, solo allora, ho capito cosa mancava.
Dedicato a D., a L., a M., partiti per inseguire un sogno.
giovedì, 19 ottobre 2006
Appuntamento al buio
Domani andro' fuori a cena con il futuro padre di mia figlia. No, non sono ancora in dolce attesa, ma ho deciso che una figlia sara' lui a donarmela (e sono convintissima che sara' una bimba!). Perche' proprio lui, e' difficile spiegarlo. Di uomini ne ho conosciuti tanti, e il cielo mi e' testimone che di cuore ne ho regalato parecchio, sempre buttandomi a capofitto. Ti ricordi di Marco, il violinista, quello che trovai in mutande con Livia proprio il giorno prima degli esami di maturita'? Quanto piansi, ti ricordi? Il futuro padre di mia figlia non e' certamente bello come Marco, non e' alto, non ha un fisico da urlo, non ha chiome ribelli. Anzi, e' glabro e minuto. Piuttosto anonimo, direi. Non uno che fa girar la testa alle donne, e forse e' meglio cosi'. Non credo sia intelligente come Marco, ma e' presto per dirlo, ancora non ci sono mai uscita insieme... Il futuro padre di mia figlia non e' neanche un brillante conversatore come Marco, e di certo non suona bene il violino come lui, e non dipinge quadri astratti post moderni rosso neri su tele dimensione parete da esporre nella galleria d'arte della ricca genitrice. No. Il futuro padre di mia figlia e' anzi un tipo silenzioso. Discreto e affatto invadente. Obietterai che lo conosco poco. Ma dai, credi forse che si possa veramente conoscere una persona? So poco di lui, e quel poco mi basta. Mi basta sapere che non provera' a cambiarmi. Mi basta sapere che non mi amera' mai, ma che nonostante cio' mai mi fara' del male. Mi basta sapere che mai mi chiedera' di morire per lui in cambio di quella bimba che da lui vorrei. Mi basta sapere che non dovro' aspettarlo invano ogni notte, cercando disperatamente i suoi occhi in quelli di nostra figlia. Mi basta sapere che non lo amero' mai, ma che mai cercheremo altrove quelle gocce di eternita' che non possiamo darci. E cosi' ho prenotato per domani sera in un elegantissimo ristorante, cena per due al lume di candela. Immagino il cameriere in livrea che si avvicina, "signorina...ostriche e champagne anche per la provetta?"
[Ringrazio tutti coloro che ieri mi hanno cercata per farmi gli auguri di compleanno. Ringrazio ancora di piu' te che ti sei dimenticato del mio compleanno, e tuttavia mi hai cercata lo stesso: e' stato un bellissimo e inatteso regalo! On air: Always, J. Bon Jovi]
venerdì, 06 ottobre 2006
Promemoria autunno-inverno 2006-2007
Non impostare la tua vita come un gioco del domino, perche' il singolo tassello, cadendo, trascinerebbe tutti gli altri con se'. Non costruire la tua vita come un castello di carte, tanto elegante quanto fragile nelle fondamenta, prossima vittima del primo soffio di bora. Non giocare la tua vita come si gioca una partita a scacchi, misurando ogni mossa, inventando una strategia laddove sai che non e' applicabile e che la spontaneita' sarebbe fottuta. Non pensare, poi, che la vita sia un gioco di squadra, perche' e' da soli che si corre, e da soli si arriva, anche quando si parte insieme, anche quando ci si illude che qualcuno possa stare al passo. Non giocarla come una partita di pocker, che l'azzardo poco conviene quando e' in gioco l'anima, o la tua stessa faccia. Non pensarla come il gran giro della montagna, perche' non sempre il tuo sudore sara' ripagato da applausi o medaglie d'oro. Non ridurla ad una mano di solitario, perche' se perdi non sei solo tu ad essere sconfitto, ma e' tutto il mondo che perde. Pensala, invece, come una regata. Pensati come una barca a vela, trascinata dal vento di bolina, in cui tu sei capitano e timoniere e vedetta ed equipaggio. Pensa che un vento nemico potrebbe ora girare in tuo favore, cosi' non sai come finira', ma sai che devi metterti in ascolto e seguire il suo richiamo. Pensa che anche se abbiamo inventato le regole del gioco, c'e' sempre qualcosa su cui non abbiamo potere, che' sul vento non c'e' dominio, e la tua arte e le tue grazie non corromperanno il vero giudice della gara. Quel che ti rimane e' spiegare le vele, fonderti con l'azzurro, e giocare.
mercoledì, 04 ottobre 2006
Un tempo qui era tutta campagna (ovvero: evviva gli agenti immobiliari che hanno capito il senso della vita)
"Scusi sa, ma nell'annuncio c'era scritto vista aperta sul mare. Io qui non lo vedo il mare, c'e' il bosco davanti".
"Eh si ma tra tra due mesi vedra' tutto il Golfo, da Venezia fino alla Slovenia".
"Tra due mesi? Taglieranno gli alberi?"
"No, cadranno le foglie".
Evviva.
domenica, 01 ottobre 2006
Divorzio all'italiana in salsa al curry (racconto splatter)
Chi ha detto che i matrimoni durano in media sette anni? Il mio e' durato sette anni e diciassette giorni. Sopra la media, quindi! Oggi mio "marito" si e' tolto la fede. Non mi ama piu'. Non e' piu' mio marito. Voglio esplorare nuovi orizzonti, ha asserito (il "nuovo orizzonte" si chiama Lara e porta la quinta). Per correttezza, avrei dovuto toglierla anche io, la fede. Ma non ci riuscivo proprio. Nossignore. Allora mi sono tagliata il dito. Ho usato un coltello elettrico marca DeLonghi. E mentre la lama pazientemente affettava il dito inanellato, pensavo a quelle donne indiane che, quando rimangono vedove, si tagliano l'anulare sinistro in segno di lutto e lo gettano nelle acque del fiume sacro. Come per sancire l'eternita' e l'unicita' del loro giuramento d'amore. (Mi pareva di sentire perfino l'aroma delle spezie). E in effetti, oggi non mi sento divorziata: mi sento vedova. Mentre il DeLonghi andava giu', pero', ho notato il dito mignolo, che un tempo era solito tendersi leziosamente mentre noi sorseggiavamo il caffe' del mattino con gli occhi negli occhi ancora inzuppati di amore. E cosi', zac, ho tagliato anche il mignolo. Ma poi, come un fastidioso gingillo, c'era quel pollice che tante volte aveva disegnato le curve delle sue guance ed elargito massaggini sulla nuca, ed era spietato il modo in cui mi sbranava i ricordi, e cosi' l'ho tagliato. Ma rimaneva l'indice, con cui puntavamo meraviglie quando ancora tutto era meraviglia, ed era insopportabile che ora fosse solo un dito puntato in segno di accusa verso i miei sbagli di valutazione, e cosi' il DeLonghi se lo e' portato via. Stasera ho invitato a cena mio "marito" e gli ho preparato un succulento spezzatino; ci ho messo pure un pizzico di curry, per dargli un tocco vagamente indiano. Si e' strozzato, a momenti soffocava, "cazz... ma c'e' un anello qui dentro!". Ho alzato verso di lui cio' che rimaneva della mia mano sinistra, un unico dito medio proteso verso la lungimiranza.
[Qualcosa di splatter, qualcosa di rosso, qualcosa di buffo ma non troppo: "Fascisti su Marte", C. Guzzanti]