lunedì, 22 gennaio 2007
Rosso Tiziano
 
Roma-Bologna, da casello a casello, in due ore e sei minuti, in sella alla tua moto, nel gelo di una sera di Gennaio. Per andare da Lei, per trovarla ancora sveglia, sperando che ricambi il bacio che le hai tenuto in serbo. Non ti sei mai sentito cosi' coglione. E non capisci ancora come tu, proprio tu, ti sia lasciato rapire dall'ingenuita' di quei capelli rosso Tiziano. Tu, il Centauro. Tu che partivi per le vacanze in autostop con i soliti due amici fricchettoni, senza meta senza soldi e senza bagagli, ma al ritorno si era sempre qualcuno in piu', le tasche ancora piu' vuote ma i cuori gonfi di liberta'. La liberta' cui non avresti mai rinunciato, che era il tuo pane e la tua religione, che tracimava dal tuo cuore ubriaco e ti saziava piu' di mille amanti assatanate. Tu che non andavi mai a letto prima dell'alba, a meno che non ci fosse un buon motivo, e di questo buon motivo non ricordavi mai il nome, al risveglio. Tu e il tuo wisky on the rocks ascoltando jazz sulla terrazza, tu che non hai mai voluto un orologio perche', dicevi fiero, non dovrai mai aspettare nulla, e nessuno dovra' aspettare te, sei come il vento e non hai padroni ne' bisogni, ti basta schioccare le dita e tutto quel che vuoi ti trovera'. E invece ora stai correndo da Lei, ma perche'?,  temi tutte le domande che ti fara' e a cui non saprai mai dare una risposta, pensi a tutte le notti che ti fara' passare ad aspettare, detesti il potere che ha stabilito su di te, maledici la sua pelle chiara e i suoi diabolici capelli rossi, e pensi a tutte le volte che la sbatteresti a un muro, per non parlare poi di sua madre. Ma non ti riconosci piu', forse un alieno si e' impadronito di te, ma chi sei tu veramente, mentre sali di corsa le scale di  casa e ti manca il respiro e qualcosa di nuovo ti fa tremare, e Lei dorme ma tu la baci e Lei si sveglia. "Papa'...". Non ti sei mai  sentito cosi'.

Dedicato a chi ha nostalgia del presente, a chi ha barattato tante grandi cose per una piccola cosa,  a chi e' saltato giu' senza paracadute e si e' fatto male ma lo rifarebbe.
On air:" My Favourite things", J. Coltrane
postato da: charm alle ore 13:09 | commenti (67)
mercoledì, 17 gennaio 2007
Maniglione antipanico
 
Il maniglione anti-panico e' quella larga maniglia di cui sono dotate le entrate di uffici, magazzini, locali pubblici, e grazie al quale si puo' aprire una porta con la semplice pressione della mano o del corpo. Si chiama cosi' perche' in situazioni tali da scatenare il panico (es. un incendio) la reattivita' umana diminuisce e i movimenti diventano scoordinati; in caso di emergenza e' dunque importante che il meccanismo di fuga sia immediato e intuitivo. Quando la mia astronave atterro' su questo pianeta, pero', io questa cosa non la sapevo. Pensai ingenuamente che il maniglione antipanico servisse letteralmente per placare gli attacchi di panico, di cui soffrivo da tempo. E cosi', nei miei momenti di angoscia, mi accanivo ad aprire e chiudere convulsamente una di quelle porte, tra la perplessita' degli eventuali spettatori. La cosa strana e' che funzionava davvero: al panico subentrava alfine uno stato di quiete e appagamento, forse placebo indotto dalla suggestione, forse semplice spossatezza ginnica, non si sa. Le conseguenze di questo banale fraintendimento furono duplici. In primis, imparai ad associare le mie emozioni ai gesti piu' inconsueti, apparentemente scorrelati dal pensiero e privi di logica (come raccontare barzellette ai funerali o mangiare cinese il giorno di Natale). Mi accorsi che dietro i gesti inspiegabili ci sono spesso motivazioni profondissime, che quel che chiamano follia e' solo una musica che risuona su un' ottava troppo alta per essere udita. E mi ritrovai a parlare nel linguaggio dei matti. In secondo luogo, iniziai a considerare una porta non come un semplice dispositivo uscita/entrata di individui, ma di individualita'. Un varco per le emozioni, nascoste dietro porte chiuse a chiave, porte con serrature arrugginite, porte che si affacciano sul nulla, porte con combinazioni inaccessibili, porte che sbattono al vento, porte che abbiamo sempre cura di chiudere alle nostre spalle quando ce ne andiamo, per la paura che qualcuno possa entrare a saccheggiare la nostra anima. Cerco sempre, tra tutte, la porta agevolata, che si apra sotto la sola spinta delle mie nevrosi e le sappia quietare. Proprio come il maniglione antipanico di un grande magazzino.

Nota: il post precedente non era indirizzato a te.
Nota bis: Ma voi cosa pensate di me?
["E tu come stai?" ]
postato da: charm alle ore 19:17 | commenti (55)
giovedì, 04 gennaio 2007
Male

C'e' oggi su di me l'astio di molti. Potrei anche opporre una debole resistenza a questo stato di cose, assemblare un tentativo di difesa, alzare una bandiera bianca, proclamare la mia innocenza. Ma non lo faro'. Forse sono una persona malvagia, ma non intraprendero' alcuna azione per oppormi a me stessa. Cattivo vuol dire prigioniero, lo sapevi? Ecco, pensami cosi', se ti piace, prigioniera della mia rabbia, in attesa di riscuotere i miei crediti da quella fetta di mondo che mi ha svegliata mentre facevo un bel sogno. Tu che detesti il mio cinismo non piu' di quanto io detesti il tuo buonismo, i tuoi luoghi comuni, la tua banalita', la tua piccolezza. Tu che aborrisci la mia immoralita', la mia mancanza di scrupoli, almeno quanto a me fa schifo il tuo mondo di ovatta, bomboniere, acque sante e cristalli Swarovski. Tu che insegui certezze per essere felice e mi compatisci pensando che chi e' stato all'inferno non possa essere piu' felice di te, perche' non sarebbe giusto, no?, non sarebbe giusto. Tu che hai bisogno di qualcuno da condannare per sentirti migliore, che hai bisogno del male per sputarci sopra mentre ti fai le unghie, tu che obbedisci a ordini supremi illudendoti di essere tu a dettare le regole. Tu che hai paura di me perche' la mia crudelta' fa vacillare il tuo mondo perfetto. Tranquillizzati. Non sono qui per ucciderti. Non sono qui per derubarti. Sono qui perche' tu mi hai chiamato. Sono qui perche' tu hai bisogno di me. Per scaricare su gente come me il tuo disprezzo in visone. Che la tua frustrazione non e' inferiore alla mia rabbia. Ma io sono piu' forte. Perche' la mia amarezza la riconosco, e la accarezzo, e alla fine la lascio andare. Vola libera. Via.

Dedicato al cugino di Laperville,  grande filosofo contemporaneo che, bocciato in terza superiore, dichiaro' "Io ho una importante funzione sociale: tutti possono sentirsi bravi in confronto a me".

On air: 'Karma Police", Radiohead
postato da: charm alle ore 16:17 | commenti (65)