domenica, 27 maggio 2007
Zona

Verra' il giorno in cui la smetterai di essere soltanto figlio. Quel giorno avrai improvvisamente voglia di dare e darti di piu'. Di ricambiare tutte le attenzioni che lei ti ha elargito in una vita intera. Di rispondere finalmente a quella sua esigenza di dialogo che per troppi anni hai lasciato annegare nel fiume delle richieste impossibili, senza neppure rispedirla al mittente. Avrai voglia di trovare il coraggio per recidere finalmente il cordone ombelicale, per essere alla pari con lei e amarla solo per cio' che e', una donna, e non solo tua madre. Avrai voglia di capovolgere i ruoli prestabiliti,  di essere per lei sostegno e orecchio in ascolto, di aprire il tuo cuore da adulto come non hai fatto mai, di parlare di tutti i graffi che gli anni vi hanno  lasciato nel cuore. Avrai voglia di non avere piu' paura di lei, di riempire vuoti e limare asperita', di stringere le sue mani nodose e bagnarle con le lacrime piu' dolci e con quelle piu' amare, avrai voglia di aspettarla, una sera, come lei ha fatto tante volte, tante notti di mille anni fa. Avrai voglia di mangiare con lei senza accendere la tivvu', e parlare per ore per la prima volta, specchiando nei suoi occhi il tuo volto non piu' bambino.  Avrai voglia di prenderti cura delle sue stanche membra, di prepararle la cena mentre la aspetterai, di dosare attentamente il sale nei maccheroni e il basilico nel pomodoro, di scegliere i piatti meno sbeccati e la tovaglia piu' decente, avrai voglia di emozionarti quando sentirai il rumore delle chiavi nella la porta di casa, seguito dal suo passo stanco, e ti battera' forte il cuore immaginando la sorpresa sul suo viso davanti alla tavola imbandita. Avrai voglia di dirle, con un pizzico di soddisfazione, accomodati mamma, voglio raccontarti cio' che sono diventato, siediti mamma, ti ho preparato la cena. E allora lei ti dira', un po' incazzata e un po' imbarazzata: "la pasta? Nun la posso  magna'. Me fai usci' dalla Zona. So' quattro blocchetti". E tu ci metterai un po' a capire, e quando avrai capito ci metterai un po' di piu' a credere a quel che hai sentito, e le parole poi ti moriranno in gola. Quel  giorno maledirai tutte le diete, ti sentirai anche un po' cretino, e poi, meglio tardi che mai, accadra' quel che doveva accadere: uscirai dall' infanzia. Definitivamente.

["Cara", L. Dalla. Dedicato a Paolo]
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giovedì, 24 maggio 2007
Lavori in corso.

Come ogni mattina, il solito tragitto, gli stessi, antichi palazzi, la consueta cornice della citta'. Quel che cambia nel quadro, e che misura la corsa del tempo, e' solo il colore del cielo, e' la temperatura dell'aria, e' la pesantezza del cuore. Come ogni mattina, passo di corsa davanti alla vecchia sede della RAS, chiusa da anni. Mi sorprende un rumore di vetrate in frantumi. Rumore che mi congela il sangue. Qualcuno sta abbattendo il palazzo. Per poi ricostruirlo. La chiamano 'ristrutturazione', ammodernamento. E via a spaccar vetrate e abbattere muri e frantumar piastrelle antiche e ormai fuori produzione. Lo so, lo so che il nuovo edificio sara' perfettamente funzionale e ben illuminato, e qualcuno vi insediera' nuovi uffici, nuove banche, nuovi impiegati. Ma quelle vecchie vetrate, diamine, quelle mura, qualcuno avra' pure sudato per costruirle. Demolire. Senza rimpianti. Demolire per poi ricostruire, piu' bello e piu' nuovo. Ne sarai capace?

"La verita' e' che mi mancherai. Mi mancherai quando sarai a Minneapolis. Mi mancherai quando sarai a Londra. Mi mancherai ogni volta che non ci sarai pur essendomi accanto."  (Poeta anonimo del XXIesimo secolo. B.C.?)
1001110101010010011101010 (traduzione in linguaggio macchina).
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lunedì, 14 maggio 2007
Nella vecchia fattoria

Il mio bambino deve aver ereditato il mio macabro sense of humor. Gli ho spiegato che non sta bene rivolgersi alle persone con l'appellativo "ciccione". Allora, quando vede una persona un po' robusta nei dintorni, intona, sulle note della famosa canzoncina, la seguente strofa: "nella vecchia ciccioneria, ia-ia-o".  Il tutto con aria innocente, guardando altrove.
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domenica, 06 maggio 2007
Moccoli, candele... ovvero: bugie.
 
In questi anni ho raccolto un vasto campionario di menzogne maschili. Includo tra le menzogne anche gli omissis, ovviamente. (Ho notato che i maschietti non sono bravi a raccontare bugie, li smaschero subito). Il punto e' questo: la giustificazione e' sempre stata una, "non te l'ho detto per non farti soffrire inutilmente; essere sinceri vuol dire scaricarsi la coscienza". Credo sia una conclusione  piuttosto arrogante. Non puoi sapere, tu, se la tua sincerita' nuda e cruda avrebbe fatto piu' male di quanto ne ha fatto la menzogna o l'omissione dei fatti. Nascondendo la realta', non mi hai dato gli elementi per valutare e per scegliere, quindi hai scelto tu per me. Ti sei arrogato il diritto di decidere che quel che mi nascondevi non era importante per me. Magari, invece, lo era. Personalmente,  preferisco la sincerita' anche quando e' dura (a maggior ragione se si tratta di cose all'apparenza innocue). Quel tanto che basta per sapere con chi ho a che fare. 
postato da: charm alle ore 20:31 | commenti (38)
domenica, 06 maggio 2007
Pagina bianca.
 
Leggevo oggi un articolo su un giornale, un pezzo che parlava di  depressione, di gioventu' senza speranze e via delirando tra stupore, luoghi comuni e  rassegnazione, tirando in ballo la disoccupazione, i progressi della psichiatria, e financo le playstation. Intanto la voce sensuale di una giornalista porca del tiggi' comunicava la morte di cinque bambini a seguito dell'esplosione di un'autobomba in uno di quei luoghi maledetti da dio o chi ne fa le veci, e, con toni sbrigativi e senza aggiungere commenti passava alla notizia successiva; motociclismo, credo. Non credo sia possibile, per una persona sana di mente, non rientrare nella categoria dei "depressi". Bisogna essere idioti per non ammettere che siamo in un  Universo sbagliato. E chi non e' cretino come fa a sopravvivere? La soluzione e' focalizzarsi esclusivamente sul proprio piccolo orticello e gioire della piantina che vi nasce anche quando, nello stesso momento, a pochi passi, una foresta intera viene devastata. La soluzione e' dedicarsi al culto  di uno smodato, rassicurante, protettivo egoismo. Essere felice perche' hai preso un bel voto, perche' lui ti ha telefonato, o perche' la Primavera ha dei colori speciali, o ti hanno dato l'aumento, o la lezione di danza e' stata davvero divertente, o ti guardi allo specchio e ti trovi figo. Egoismo sano, suppongo, perche' concentrare il mondo su di se' porta a poter intervenire sui meccanismi che ci rendono felici. Riduci la foresta a piccolo orto, e sara' piu' facile averne cura. Non puoi salvare il mondo, baby. Metti i paraocchi e pensa a te. E al diavolo i bambini uccisi, bisogna pur vivere, no? Chissa' cosa sta facendo la giornalista porca, ora. Chissa' se si rende conto. Chissa' se riesce a gioire del sorriso di qualcuno, o se si sente morire dentro. Chissa' se l'egoismo o qualche pasticca l'hanno salvata da questo. Chissa' se riesce, lei, a non pensare, per sopravvivere. Io non ci riesco, ecco. E allora apro questa pagina bianca, che non mi e' mai sembrata cosi' inutile, e lascio qui un vomito di fiele, e un Notturno di Chopin. Quello che, nota per nota, e' esattamente cio' che sento io in questo momento.

[Chopin, Notturno op.9 n.2]
postato da: charm alle ore 19:32 | commenti (7)