I need you, I want you
Ho bisogno di te: non e' mica tanto, in fondo. Non ho paura di aver bisogno. Abbiamo bisogno di bere, di mangiare, di respirare, non c'e' scelta, se non rispondi a un bisogno non puoi semplicemente vivere male: non vivi, punto e basta. Il corpo si adegua laddove possibile, va in necrosi, si spegne, o nel peggiore dei casi muore. Il bisogno e' un richiamo dall'essenziale, la voce dell'indispensabile, una voce prepotente e molto rumorosa, che non si puo' ignorare, pena un rapido annientamento. E tuttavia e' anche, ovviamente, istintivamente, semplice da soddisfare. Basta l'acqua per calmare la sete. Banalissima acqua. E a meno che tu non vaghi perso nel deserto da giorni, facilmente berrai, e il richiamo del bisogno tacera', per un po'. In un certo senso, il bisogno e' facile da gestire. Fara' tutto lui, sara' il bisogno la tua guida, il tuo lucido comandante, finche' non sarai sazio e dissetato, o morto di stenti.
Ti desidero: questo, questo e' davvero un affare serio. Perche' posso sopravvivere senza di te. Non si ferma il mio cuore quando tu non ci sei. Posso addirittura continuare a respirare, posso nutrirmi e non soffrire la sete, posso perfino non aver bisogno di niente perche' ho gia' tutto cio' che mi occorre per vivere. Sto quasi bene: potrei dormire se chiudessi gli occhi. Potrei camminare se lo chiedessi alle mie gambe, saltare su e ricadere giu' e sentire il freddo del pavimento sotto i piedi, e tutto sarebbe perfettamente, mostruosamente normale. Dannatamente a posto. Tanto da farmi sentire un'imbecille per questo ingiustificato senso di mancanza, tanto da farmi sentire in colpa per la mia inquietudine, tanto da invocare il grido del bisogno per mettere a tacere questa voce fastidiosa, questo tarlo che mi scava dentro giorno e notte e mi impedisce di vedere i colori, di mangiare quando ho fame, di respirare nonostante l'aria dell'autunno. Il desiderio mi fa paura, perche' non mi annienta come potrebbe fare il bisogno, ma mi impone delle scelte. Mi spinge a scoprire le mie carte, a giocare d'azzardo o a rinunciare alla partita, e nessun capitano mi potra' guidare. Il desiderio mi fa paura, perche' mi chiama con la voce suadente della vita.
Ho bisogno di te: non e' mica tanto, in fondo. Non ho paura di aver bisogno. Abbiamo bisogno di bere, di mangiare, di respirare, non c'e' scelta, se non rispondi a un bisogno non puoi semplicemente vivere male: non vivi, punto e basta. Il corpo si adegua laddove possibile, va in necrosi, si spegne, o nel peggiore dei casi muore. Il bisogno e' un richiamo dall'essenziale, la voce dell'indispensabile, una voce prepotente e molto rumorosa, che non si puo' ignorare, pena un rapido annientamento. E tuttavia e' anche, ovviamente, istintivamente, semplice da soddisfare. Basta l'acqua per calmare la sete. Banalissima acqua. E a meno che tu non vaghi perso nel deserto da giorni, facilmente berrai, e il richiamo del bisogno tacera', per un po'. In un certo senso, il bisogno e' facile da gestire. Fara' tutto lui, sara' il bisogno la tua guida, il tuo lucido comandante, finche' non sarai sazio e dissetato, o morto di stenti.
Ti desidero: questo, questo e' davvero un affare serio. Perche' posso sopravvivere senza di te. Non si ferma il mio cuore quando tu non ci sei. Posso addirittura continuare a respirare, posso nutrirmi e non soffrire la sete, posso perfino non aver bisogno di niente perche' ho gia' tutto cio' che mi occorre per vivere. Sto quasi bene: potrei dormire se chiudessi gli occhi. Potrei camminare se lo chiedessi alle mie gambe, saltare su e ricadere giu' e sentire il freddo del pavimento sotto i piedi, e tutto sarebbe perfettamente, mostruosamente normale. Dannatamente a posto. Tanto da farmi sentire un'imbecille per questo ingiustificato senso di mancanza, tanto da farmi sentire in colpa per la mia inquietudine, tanto da invocare il grido del bisogno per mettere a tacere questa voce fastidiosa, questo tarlo che mi scava dentro giorno e notte e mi impedisce di vedere i colori, di mangiare quando ho fame, di respirare nonostante l'aria dell'autunno. Il desiderio mi fa paura, perche' non mi annienta come potrebbe fare il bisogno, ma mi impone delle scelte. Mi spinge a scoprire le mie carte, a giocare d'azzardo o a rinunciare alla partita, e nessun capitano mi potra' guidare. Il desiderio mi fa paura, perche' mi chiama con la voce suadente della vita.
postato da: charm alle ore 22:33 |
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