giovedì, 18 ottobre 2007
I need you, I want you

Ho bisogno di te: non e' mica tanto, in fondo. Non ho paura di aver bisogno. Abbiamo bisogno di bere, di mangiare, di respirare, non c'e' scelta, se non rispondi a un bisogno non puoi semplicemente vivere male: non vivi, punto e basta. Il corpo si adegua laddove possibile, va in necrosi, si spegne, o nel peggiore dei casi muore. Il bisogno e' un richiamo dall'essenziale, la voce dell'indispensabile, una voce prepotente e molto rumorosa, che non si puo' ignorare, pena un rapido annientamento. E tuttavia e' anche, ovviamente, istintivamente, semplice da soddisfare. Basta l'acqua per calmare la sete. Banalissima acqua. E a meno che tu non vaghi perso nel deserto da giorni, facilmente berrai, e il richiamo del bisogno tacera',  per un po'. In un certo senso, il bisogno e' facile da gestire. Fara' tutto lui, sara' il bisogno la tua guida, il tuo lucido comandante, finche' non sarai sazio e dissetato, o morto di stenti.
Ti desidero: questo, questo e' davvero un affare serio. Perche' posso sopravvivere senza di te. Non si ferma il mio cuore quando tu non ci sei. Posso addirittura continuare a respirare, posso nutrirmi e non soffrire la sete, posso perfino non aver bisogno di niente perche' ho gia' tutto cio' che mi occorre per vivere. Sto quasi bene: potrei dormire se chiudessi gli occhi. Potrei camminare se lo chiedessi alle mie gambe, saltare su e ricadere giu' e sentire il freddo del pavimento sotto i piedi, e tutto sarebbe perfettamente, mostruosamente normale. Dannatamente a posto. Tanto da farmi sentire un'imbecille per questo ingiustificato senso di mancanza, tanto da farmi sentire in colpa per la mia inquietudine, tanto da invocare il grido del bisogno per mettere a tacere questa voce fastidiosa, questo tarlo che mi scava dentro giorno e notte e mi impedisce di vedere i colori, di mangiare quando ho fame, di respirare nonostante l'aria dell'autunno. Il desiderio mi fa paura, perche' non mi annienta come potrebbe fare il bisogno, ma mi impone delle scelte. Mi spinge a scoprire le mie carte, a giocare d'azzardo o a rinunciare alla partita, e nessun capitano mi potra' guidare. Il desiderio mi fa paura, perche' mi chiama con la voce suadente della vita.
postato da: charm alle ore 22:33 | commenti (31)
giovedì, 11 ottobre 2007
Pattinare
 
Pensa, pensa alla giovane pattinatrice che ha studiato per tutta la vita ogni passaggio, ogni singolo movimento, che ha imparato nel minimo dettaglio ogni mossa della sua esibizione. Pensa alla fatica, all'impegno, alla concentrazione che ha investito nel preparare il suo numero. Pensa alla sua stremante ricerca della perfezione, motivata dal sogno di un'unica corona: campionessa. Pensa a quel che ha scelto di sacrificare per inseguire il volteggio impeccabile, pensa alla lama che, durante la finale, tagliera' il  ghiaccio senza compromessi, senza ammettere repliche, senza lasciare spazio a rivali. Pensa alle notti in bianco in preda all'angoscia della gara, nonostante la profonda consapevolezza di avere dato tutto, di avere fatto al meglio, di essere unica, insuperabile, la piu' brava. Pensa a quel momento, quando scendera' in pista, a un millimetro dalla medaglia d'oro, al mondo che sara' abbagliato dalla sua eleganza, grazia, bellezza. Occhi sgranati puntati su di lei, che sembrera' volare, che in pochi minuti raccogliera'  i frutti  di una vita dedicata solo a preparare quel momento, perche' sia semplicemente perfetto. Pensa alle sue lacrime quando fatalmente, ingiustamente, scivolera' su un ghiaccio traditore, e l'universo diventera' cupo e abbasssera' lo sguardo misericordioso sul suo personale lutto. E quindi, se oggi sei caduto e ti ritrovi col culo per terra, consolati pensando che almeno, tu, non ti eri preparato affatto.
postato da: charm alle ore 12:02 | commenti (35)
sabato, 06 ottobre 2007
Semina

Mia nonna diceva sempre "raccogli quel che hai seminato". Ma allora cosa c'e'? Credevo di aver seminato rose ma sto raccogliendo genziane. E per un po' la delusione e' tale da oscurarne la bellezza. Apro freneticamente il sacco  che conteneva i semi che ho piantato, e mi sembravano rose, credevo che i semi delle rose fossero cosi', ma gli eventi mi hanno smentito, possibile che non avessi capito nulla?, e apro anche gli altri sacchi,  tutti i sacchi della mia vita, fino a risalire al piu' antico, e incredula osservo quella miriade di semi che, ora lo so, rose non erano. In ogni sacco c'era sempre soltanto un unico tipo di seme, e oggi, in piena fioritura, so di aver sbagliato a credere di poter essere rosa se sono genziana. Mondo, mi arrendo. Io non cambiero' mai. Porto con me, ho sempre portato in me, l'avvio, la strada e la fine. Ma ti dico una cosa: mondo, le genziane sono bellissime. Anche se sono piccole, blu, e poco appariscenti. Anche se sono timide e si nascondono nell'erba e le mucche ci fanno la cacca sopra. Le genziane sono strepitose, mondo.  Hanno l'infinito dentro. Io ci credo, vorrei che ci credessi anche tu, mondo. Anzi mi basterebbe che lo sapessi tu, tu che non sai nulla di tutto questo, tu che forse sei una stella alpina che basterebbe allungare lo stelo per avvolgere, e allora non servirebbero parole, perche' le abbiamo usate tutte altrove, negli anni, tra la gente, nella noia, nel vuoto che all'improvviso sparirebbe ma tu, tu non lo sai ed io, io non sono una rosa, altrimenti troverei le parole per dire che.

"A fire in the forest", David Sylvian
postato da: charm alle ore 01:10 | commenti (17)