Come un goal in fuorigioco
Fino a sei anni, ho creduto all'esistenza Babbo Natale. Era splendido crederci. Era elettrizzante aspettarlo. Sapere che non avrei potuto vederlo, ma che sarebbe entrato nella mia casa, a pochi passi da me, di notte, a portarmi dei regali. Lui c'era, come io per lui. Questo mi rendeva felice. Quando la maestra, con nonchalance, mi svelo' la verita', il mio universo si oscuro'. Colpo di spugna sul tempo dei sogni. Quel che faceva male non era solo l'omicidio a sangue freddo di Babbo Natale. Era soprattutto l' ombra di ridicolo gettata sulla mia felicita' passata. Era il togliere significato a tutta la gioia che la sua presenza mi aveva regalato. E smaterializzarla, polverizzandola, raggirandola. Si ripartiva da zero, quella felicita' non valeva alcun punto, era frutto di un baro: annullata. Come un goal in fuorigioco.
Ero stata felice per qualcosa che non era mai esistito. Ed ero appena all'inizio.
Se oggi penso a quanta felicita' ho provato nella vita per cose che non esistevano, che avevo solo immaginato.
Non so se e' piu' grande quel senso di commiserazione, quell' idea di ridicolo, quello spreco di emozioni, quel tonfo di castelli che crollano.
O se ringraziare il destino per avermi consentito di illudermi, e di viverla, quella felicita', pur basata sul nulla. Di costruirlo, quel palazzo senza fondamenta.
Fino a sei anni, ho creduto all'esistenza Babbo Natale. Era splendido crederci. Era elettrizzante aspettarlo. Sapere che non avrei potuto vederlo, ma che sarebbe entrato nella mia casa, a pochi passi da me, di notte, a portarmi dei regali. Lui c'era, come io per lui. Questo mi rendeva felice. Quando la maestra, con nonchalance, mi svelo' la verita', il mio universo si oscuro'. Colpo di spugna sul tempo dei sogni. Quel che faceva male non era solo l'omicidio a sangue freddo di Babbo Natale. Era soprattutto l' ombra di ridicolo gettata sulla mia felicita' passata. Era il togliere significato a tutta la gioia che la sua presenza mi aveva regalato. E smaterializzarla, polverizzandola, raggirandola. Si ripartiva da zero, quella felicita' non valeva alcun punto, era frutto di un baro: annullata. Come un goal in fuorigioco.
Ero stata felice per qualcosa che non era mai esistito. Ed ero appena all'inizio.
Se oggi penso a quanta felicita' ho provato nella vita per cose che non esistevano, che avevo solo immaginato.
Non so se e' piu' grande quel senso di commiserazione, quell' idea di ridicolo, quello spreco di emozioni, quel tonfo di castelli che crollano.
O se ringraziare il destino per avermi consentito di illudermi, e di viverla, quella felicita', pur basata sul nulla. Di costruirlo, quel palazzo senza fondamenta.
postato da: charm alle ore 00:03 |
commenti (44)