lunedì, 11 febbraio 2008
Scherzi della Natura
Chissa' come mai i cristalli di testosterone sono a forma di stiletto e i cristalli di estrogeni sono a forma di scudo.
giovedì, 07 febbraio 2008
La bidella
Arrivo in questo istituto di ricerca ogni mattina alle cinque e mezza. Apro lo stanzino delle scope, prendo l'attrezzatura necessaria, detersivi, guanti, stracci, rotoli di carta. Nessuno di loro mi incontra mai: vado via come un'ombra prima dell'arrivo del piu' mattiniero dei professori. Cosi' quando scoprono bagni e uffici puliti sembra opera di un' ordinaria, indifferente magia. Il cestino svuotato, il posacenere lavato, la pianta bagnata, la scrivania spolverata, il pavimento lindo, la lavagna cancellata... Gia', la lavagna. Lavagne enormi, lunghe cinque, sei metri, come intere pareti. Alcune riportano timide bozze di teorie o modelli poi abbandonati. Altre straripano di formule, di numeri e di simboli, scritti fitti fitti, in un ordine a me alieno, strani e affascinanti disegni con cui la mente, la loro, entra in contatto con il cosmo o diavolerie simili che io non potro' mai capire. Chissa' come e'. Essere una di loro. Mi sarebbe piaciuto...
La lavagna, dicevo. Ho il mio metodo, oramai, per pulirla. Inizio dall'angolo in alto a sinistra e compio un percorso in diagonale. Ogni pensiero degli scienziati evapora in nuvole di gesso e muore nell'angolo in basso a destra. Il mio straccetto sopra il pensiero di un genio. Ho ancora soggezione per questo gesto distruttivo, che ogni volta vorrei scusarmene, scusatemi per questo delitto, e' il mio lavoro. Oggi e' accaduto un fatto molto brutto. Ero arrivata, infine, all' angolo in basso a destra, lavagna della stanza numero 6, insolitamente densa e frenetica. Troppo tardi ho letto la scritta col gesso, confusa oltre i tanti numeri, che diceva "per favore non cancellare". Proprio cosi'.
domenica, 03 febbraio 2008
Ipotesi
Lo so, non dovrei dirlo, un acquario e' pur sempre una gabbia, eppure io mi ipnotizzo davanti al fluido movimento dei pesci in quella vasca. Ho preso una seggiola e l'ho guardato come fosse lo schermo di una tivvu'. Incantata. Il pesce combattente rincorreva un pesce rosso, il pesce pulitore aveva compiuto un lavoro egregio, la coppia di Colysa era gia' scoppiata, lui, tronfio, da una parte, lei, annoiata, da un'altra. Abbiamo anche una futura mamma e una coppia gay. Ci sara' da divertirsi. Poi mi e' sembrato che fossero loro, i pesci, gli spettatori, che fossi io a dare spettacolo, oltre lo schermo. Pensavo quanto sarebbe bello se potessi abbracciare liberamente, toccare, dare e prendere carezze e massaggini, stringere la mano quando cammino, a chi mi e' simpatico, a chi stimo, a chi lavora con me, a chi sento vicino. Senza paura di essere fraintesa, senza lanciare messaggi illusori, senza malizia o inutili tabu', cosi', solo perche' e' bello camminare mano nella mano anziche' con 30 cm di voragine nel mezzo, solo perche' e' bello il brivido lungo la schiena che porta via la tensione e alleggerisce e avvicina e rafforza. Perche' siamo tutti nella stessa vasca, e c'e' un pescatore ubriaco oltre quel vetro, e se ci avviciniamo saremo piu' forti, o perlomeno avremo meno paura... ma poi lo sai, finiamo sempre col fare la lotta tra di noi, abbiamo sbagliato nemico e non ce ne accorgiamo, e ci mordiamo la coda, chissa' perche'. Pesce giallo mi guarda, spengo la luce, domani ti raccontero' una storia.
Saluto a Laperville e Toni, che mi piace immaginare felici.