La fede, intesa come visione metafisica della Natura, e' una questione intima, individuale, interiore, privata, profonda, non schematizzabile, non globale, non sociale. Esattamente come il gusto per i cibi, o le preferenze sessuali o letterarie. Qualcosa di cosi' personale che avrei pudore a parlarne con uno sconosciuto. Non puo' esistere una "religione di Stato", un "credo di Stato". Si deve essere liberi di scegliere cosa ci piace leggere, con chi ci piace stare, quale divinita' vogliamo pregare. E quindi non posso concepire uno Stato che non sia laico. Perche' non si puo' mettere una bandiera a una vocazione interiore. Perche' il contesto intimo non deve avere nulla a che fare con il contesto politico. E, se una morale collettiva deve esserci, che sia basata sulla storia e sulla coscienza dell'uomo, prescindendo da qualsivoglia religione. Eppure in alcuni Paesi accade che l'interiorita' diventa cosa pubblica, e come tale pretende un logo e un potere, entra prepotentemente nella politica, condiziona scelte, istiga rifiuti e impone linee di pensiero. Mi delude lo stupore dei nostri politici davanti all'esplosione di certe micce. Mi delude che non si stupiscano del contrario.
